Sergio Gallo, I fiori delle rocce, inediti

Sergio Gallo, da I fiori delle rocce, inediti, 2022


In tempi bui e difficili come questi, è complesso trovare anche solo lo stato d’animo per scrivere qualcosa che abbia a che fare con la bellezza e la poesia. La flora alpina spontanea che cresce e fiorisce in condizioni a volte proibitive, nelle fenditure delle rocce d’alta quota, sugli erti pendii, in macereti, pietraie, tra i detriti morenici… mi sembra possa bene simboleggiare quali virtù occorre coltivare per cercare di sopravvivere: forza, tenacia, resistenza, pazienza, adattabilità, organizzazione, sacrificio e così via. La lezione della Saxifraga florulenta (Pharmakon, 2014 e nella raccolta antologica Beccodilepre, 2018) che impiega fino a quarant’anni per emettere dalla sua rosetta basale lo stelo che sboccerà nell’unica fioritura della sua incredibile esistenza, per poi lentamente lasciarsi morire, viene arricchita di altri esempi dal mondo vegetale montano, affinché anche le nostre vite, sempre più fragili e in balia degli avvenimenti, con atti e parole quotidiani possano trovare un’ancora di salvezza, uno spiraglio di luce, una ragione per lottare contro la decadenza e l’asservimento alle sempre più folli degenerazioni dell’imperialismo capitalista e del mondo in generale. (S.G.)




Campanula dei ghiaioni

Radiose sorelle dei ghiaioni
cresciute con sfrontatezza
sul pendio inaccessibile
tra imminenti pericoli
nella luce feroce

le vostre corolle lilla o azzurre
i gracili fusti arcuati alle brezze
le piccole foglie a cucchiaio
velate di marmorea polvere,
le vostre pendule ombre

sono il nostro fragile esistere.

Devoto m’inginocchio a voi
quasi ebreo in fervida preghiera,
per un attimo in grado d’esorcizzare
in sintonia col vostro dondolio solenne
col distante brusio dell’universo

le oscure forze del presagio.





Astro alpino

                                                                Così ragiona il mondo. E sorda è l’alma
                                                                che non ascolta i suoi rimbombi e ‘l canto

                                                                Torquato Tasso, da Il mondo creato

Non avete aperto i vostri veli
alla luce del mattino,
timidi astri alpini;

tremolanti, in sparuta schiera
sentite il grigio incupirsi del cielo,
il minaccioso incombere dell’uragano.

Non giunge risposta alle vostre preghiere.

La mia anima pulsa insieme a voi,
ai petali recisi di arniche e calendule,
al tremebondo scuotersi d’ogni anemone.

La luce e le tenebre avanzano,
l’elettricità corre sulle rocce e le fa fremere,
l’aria si gonfia dei gridi d’allarme degli uccelli.

Alla confluenza della valle
si ode
il gemito trafelato dei boschi.

A quale destino anelano
piccole vele
nel pieno della bufera?

Viene per noi l’ora dell’uragano:
ogni scelta
è irrevocabile.

L’eco della battaglia
contro i signori della distruzione
scuote i nostri cuori fallibili.

Non giunge risposta alle nostre preghiere.





Achillea erba rotta

                                                            È terribile sopravvivere / come coscienza
                                                            sepolta nella terra scura

                                                            Louise Gluck, da L’iris selvatico

Con le sommità fiorite
dell’achillea erba-rotta
del genepì nero, del genepì bianco
che sempre più rade crescono
in macereti, tra detriti morenici
si preparano liquori aromatici.

Lo stesso con i fiori blu, gialli o viola
di svariate genzianelle, che qua e là
ancora spuntano nei pascoli alpini,
tra le ombre dei veratri bianchi
e le torri delle genziane maggiori,
delle quali si usano le amare radici.

Pare incredibile oramai
che tra la flora spontanea di quota
a cicli possa ripetersi
il miracolo della fioritura.

Dalla coscienza invece,
radice sepolta nel profondo
della terra scura,
si può estrarre solo
un’essenza pungente, catramosa.

Talvolta
può non bastare
un’esistenza intera
all’anima
per fiorire.


Sergio Gallo (Cuneo, 1968) è laureato in Farmacia. Ha pubblicato: Pensieri d’amore e di disastro, Tipografia Saviglianese 1991, La giostra di Venere, Mario Astegiano Ed. 2003; Canti dell’amore perduto, puntoacapo, 2010; Pharmakon, puntoacapo, 2014; Corvi con la museruola, LietoColle 2017; Beccodilepre – poesie sulla montagna 2006-2018, puntoacapo, 2018; Approdi/Landings, Arsenio Edizioni, 2020. Ultima opera in versi è Amnesia dell’originepuntoacapo 2021. Ha vinto il Premio Giacomo Leopardi 2006, il Nuove Lettere 2010 e il Guido Gozzano 2013. Suoi versi sono apparsi su La clessidra, Pagine, Le Voci della Luna, Il Segnale, Amado mio, Mosaico italiano e in diverse antologie.

Leggi anche, nel blog
Testi da “Amnesia dell’origine” di Sergio Gallo, 18 marzo 2021
Gli “approdi dei versi fuggiaschi” di Sergio Gallo, 21 settembre 2021

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