Tre poesie da “Personae”, di Ezra Pound

Ph. di Vittorugo Contino, in Poesia, Crocetti, Anno VI, Maggio 1993, n. 62, pag. 15


Ezra Pound, Personae, 1909 (da Pound, Poesie, cura e traduzioni di G. Singh, Newton, 1977)




L’albero

Immobile fui un albero nel bosco,
Conobbi la verità di cose mai viste prima;
Di Dafne e della fronda d’alloro
E di quei vecchi sposi che festeggiarono gli dèi
E divennero un rovere in mezzo alla brughiera.
Essi poterono compiere un tale miracolo
Solo dopo che gli dèi furono
Gentilmente pregati e accolti
Al focolare della loro amata casa.
Sono stato comunque un albero nel bosco
E ho inteso molte cose nuove che prima
Parevano follie alla mia mente.




Paracelsus in Excelsius

«Non essendo più umano, perché dovrei
Far finta di esserlo, o addossarmene la fragile veste?
Ho conosciuto uomini e uomini, ma mai uno
Che fosse diventato una libera essenza.
O semplicemente un elemento come me.
La bruma è scomparsa dallo specchio e io vedo.
Vedete! il mondo delle forme laggiù spazzato via –
Il tumulto diventato palese sotto la nostra pace,
E noi, diventati senza forma, salire in alto –
Fluidi intangibili, un tempo uomini,
Noi sembriamo statue intorno alla cui base rialzata
Un qualche fiume straripante corre impazzito,
Solo in noi l’elemento della calma».



Erat hora

«Grazie, qualunque cosa succeda». Si girò
E, come il raggio solare sui fiori pensili
Scompare appena il vento li ha sollevati,
Se ne andò via da me. Infatti,
Qualunque cosa succeda, ci fu un’ora di sole,
E neanche di dèi superni
Possono vantare qualcosa di meglio
D’aver osservato quell’ora cha passava.





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