Angela Suppo, “Il filo torto”, puntoacapo, 2022

Prefazione di Daniela Bisagno, Postfazione di Alfredo Rienzi

Conferma, Angela Suppo, in questa seconda tappa del suo percorso poetico, dal titolo netto come un glifo, l’attitudine osmotica con le realtà della vita, rigorosamente plurali, e la vena compositiva agile e portatrice di stupore. Proprietà che avevano nutrito il felice esordio di Senza indicazione di tempo (La Vita Felice, 2019), quel suo «andare e venire […] tra i toni del linguaggio e le esperienze della vita» così apparentemente generico nella formulazione del prefatore Giuseppe Conte, quanto preciso nello specchiare l’interezza, variegata, dell’opera citata.

L’impatto col titolo – Il filo torto – pone subito una questione, già che di torto, attorcigliato o contorto, nella resa versale del sentire e pensare dell’autrice, non pare esserci molto, non più del minimo tributo che si deve a un testo poetico. La comunicativa diretta (acuta, fine, esigente, ma non oscura o lambicchevole) è, infatti, un netto e dominato intento della poetessa torinese. Persino l’architettura dell’opera appare composta, ma chiara nella sua tripartizione: Antropica, Via del Canto e, appunto, Il filo torto, che si scopre dunque essere anche titolo di sezione, l’ultima.

Allora cos’è questo filo torto? La risposta è già nella domanda: è il suo punto interrogativo, curvo per destino irredimibile, è il darsi chiaroscuro ed agrodolce della vita, per movimenti e ombre, per «assenze», «scorie», «polvere» che impediscono e smentiscono ogni retta cartesiana. Che solo concedono il passo oscillante del dubbio, il filo confuso dello svolgersi delle stagioni e delle età. Tutta la raccolta eredita il topoi della prima raccolta, il tempo, e ad esso soggiace, come rugginoso chiodo dolente nel corpo della parola che, se a volte sa anestetizzarsi con lo screzio ironico e caustico, più intensamente (e più autenticamente) lo accoglie con una malinconia struggente e pietosa:

«Signore riservaci uno scalino:/ stare in piedi per l’eternità, /a mani giunte, sarebbe scomodo» (Anime sante);
«Anche l’anima finirà/ come finiscono gli ormoni?» (Anima);
«Galleggiare sul tempo,/sul dolore.//Fare il morto e salvarsi:/ resistere a guardare/ solo in alto»; (Marzo 2020, I).

Si potrebbe dire, semplificando, che Angela Suppo narra – spesso interrogativamente – in modo lineare una realtà, o meglio – ricordate? – più realtà, dall’interiore a quella del “costume sociale”, che sono diventate, con le trasformazioni del mondo e della vita, contorte. È questa l’impressione più viva che si coglie, già dalla lettura della prima sezione Antropica, dove con ironia leggera e profonda al tempo stesso, con screzi di irriverenza e vocazione etica, l’autrice incappa, suo (e nostro) malgrado nelle – è il caso di dirlo o almeno sospettarlo – storture del “contemporaneo occidentale”.

Nella sezione mediana Via del Canto, «con voce di campo e di ulivi [dove] la ripida scesa si perde/ tra orti di agrumi e finestre», la poesia accoglie echi ligustici nella mai mancante flessione introspettiva («i meccanismi inceppati dell’anima») e, soprattutto, offre un ingente obolo al dominum del tempo («resto sospesa alla stagione»; «pronti a essere dimenticati»; «la pena/ per chi è andato»).

Caso non frequente nell’architettura delle opere di poesia, Il filo torto, chiude in crescendo, come il lettore avrà potuto constatare: dopo averlo attirato e nutrito con le bacche asprigne di Antropica, e condotto – come in un passaggio preparatorio – in Via del Canto, gli viene offerto nell’ultima sezione eponima una pagina di poesia di assoluta sincerità, tenue e dolente, personale e universale, come può capitare solo a chi del poeta ha non solo gli strumenti della parola, ma la sensibilità del silenzio: «Nel calore dell’ora/ mi arrendo ad ascoltare/ l’invasione arrogante/ dei rumori: […]// Ma se respiro piano/ ascolto il mio silenzio/ e quello amo».


Alfredo Rienzi




Protezione solare

Per sovraesposizione mediatica
si usi una forte protezione.

Se 50 non basta, replicare:
c’è sempre lo schermo totale.

Se nel tempo la pelle  si è macchiata,
nello specchio non resta che contare
quanto gli altri ti abbiano scrutato,
ogni macchia uno sguardo penetrato,
a rubare quanto c’era da salvare.

È da saggi dunque ricordare
che il troppo mondo è sempre da evitare.



Via del Canto

Via del Canto il suo nome
che propizio ti invita,
con voce di campo e di ulivi:
la ripida scesa si perde
tra orti di agrumi e finestre
che chiuse proteggono sguardi:
non sai chi dall’alto
ti osserva,
chi conta i tuoi passi e se vai.

Via del Canto severa,
scortata da forti orchidee.
si stringe protetta tra case:
poi esplode la clivia fiorita
che accoglie nel verde di un uscio,
su scale antiche di ombre.

Via del Canto ripida scende
verso un mare che sa,
che non vede:
ne è stata riparo,
nascosta tra queste colline.

Nascosta ancora protegge
nell’aria sospesa:
più lunghe le ore, in silenzio,
in un tempo senza misura.



La scatola dei bottoni

Triste sarebbe
non aver vissuto
e non potere infine
frugare tra i ricordi.

Come bottoni nella scatola
amata da bambini,
promessa risonante
di incompresi tesori:
madreperle marine,
ossi laccati,
mostrine militari,
ori sbiaditi
e ganci senza aggancio
di abiti scuciti.

Se vi cerchi qualcosa troverai,
immagini e parole,
squarci di strade,
nelle piazze, seduti a tavolini,
volti senza più volto,
gridi d’amore,
anche il sogno del sogno.
E a volte lo spillo
che, dimenticato, infido,
riapre una ferita.



30 dicembre

Nella casella dell’anno
che se ne va
contare le assenze,
i posti a tavola
che non serve apparecchiare.

Nell’aria tesa,
azzurra di inverno,
di loro parliamo tra noi:
vorremmo ancora capirli,
ma sfuggono lievi, indifferenti,
tra le luci di una festa
che non li riguarda.


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Angela Suppo, torinese di nascita e di residenza, Laureata in Filosofia, ha svolto la professione di Insegnante e, per oltre vent’anni, di Preside di Liceo. Dopo un’attiva partecipazione alla vita poetica torinese, tra cui al gruppo Tempo di Parole presso il Circolo dei Lettori e ad Amado mio, pubblica nel 2019 Senza indicazione di tempo, La Vita Felice, con prefazione di Giuseppe Conte, 1° premio al Concorso Mario Soldati 2020 e 2° premio Opera Prima al Premio I Murazzi 2022.

Leggi anche, nel blog:
Poeti (di Torino) in 10 righe # 19: Angela Suppo
L’assenza, in tre inediti di Angela Suppo, 7 aprile 2021

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