Stefano Tarquini, “I giorni furiosi”, Transeuropa, 2021

Stefano Tarquini cerca, ne I giorni furiosi, una propria misura, tra versi apparentemente impulsivi e anarchici di lunghezza e ritmica variabile (es. Bufera, Burraco, Palpebre ecc) e altri – una cospicua parte – di misura e calibrati, e altri ancora di taglio, per approssimazione, sperimentali, verticali e monoretici (Le lacrime della terra, Spiragli). E ancora, testi in romanesco ed altri con catene rimate e ritmate. Tenuto in debito conto l’importo in poesia dell’esperienza come musicista, il messaggio che pare provenire da questa varietà di testi è rafforzato dall’uso frequente a atipico della barra divisoria tra i versi, qualora in rappresentazione lineare, ma che Tarquini usa come ulteriore elemento di dubbio sulla costruzione e sulla/e scelta/e di intercambiabilità della struttura versale. Dove, va detto, diversi passaggi hanno finalità ritmico-musicali.
In genere, quando un autore compie una scelta o, meglio, non compie una scelta rigida (e non è qui il punto se sia tra armonia e disarmonia, ritmica, eufonia, dissonanza ecc) è come se dichiarasse che l’essenza dev’essere cercata altrove, ovvero nella rappresentatività di lessico e contenuto. E su questo versante, pur con una discreta gamma di tonalità, la cifra del dettato emerge più chiaramente, nelle varie situazioni che sostengono i testi: dalla relazionale – richiamata dalla prevalenza, nei testi, di un “tu” non troppo celato, alla sociale, dalla riflessivo-esistenziale alla biografica-situazionale. Il poeta, di fatto, ce lo anticipa con il titolo, in particolare con l’aggettivazione di “furiosi”: tali sono sia i giorni, gli eventi, finanche i tempi collettivi, ma anche, coerentemente, certe intensità verbali (“preghiera rabbiosa”; “bavosa”; “tsunami” ripetuto più volte, “sputare”, “pisciare” – citando il Generale di De Gregori ecc). Fungono, tuttavia, da contraltare i più numerosi segni del dominio, che l’autore sa ben esercitare anche quando usa tonalità lessicalmente più alte, non prive di scelte originali (cfr. “Uno”, “Firmamento”)
Penso che I giorni furiosi, sia una di quelle opere che necessitino di una gamma di esemplificazioni e citazioni proporzionalmente maggiore, rispetto ad altre: per questo, tracciate queste veramente scarne osservazioni, propongo un campionamento di testi più nutrita del consueto.


Capillari

Quattro occhi spalancati per quattrocento denti bianchi.
Un quarto di miglio a cento all’ora.

Tartaruga senza testa il mio futuro.
Pesci rossi che cambiano pelle,
il presente che affiora.

Un bicchiere di latte e vermi per merenda.
Due cervelli che battono.

Ragnatele i capillari.
Un cuore solo.
Alla deriva.

(pag. 13)




Uno

Siamo l’uno,
nel soffio cosmico che spinge
dentro gli occhi socchiusi del mondo.

Fradici,
sotto un ombrello che non basta per due/ ridi pure,
appartenendo al tutto che non è.

(pag. 14)




Dirompente

Affondano nella lava i nostri piedi scalzi,
disattendono la carne.

Il fumo dei faggi c’avvolge, sibilano tra i denti cariati/
pesano, le nostre scelte inconsapevoli.

Una dirompente sensazione di appartenere al tutto
e negli occhi, alberga l’infinito.

(pag. 21)




Firmamento

Quindi eccoci/ nascosti sotto le lacrime dei faggi,
cercare un incastro trai riflessi.

Di noi/specchiati tra le nuvole oltre la nebbia,
aggrappati alla fine della notte
dove tutto è rosso/ di un blu abisso.

Di noi/ sotto un manto sfiorito di foglie morte
di ombre lunghe che non hanno un nome, non fanno luce.
Impronte/ parole.

Di noi/ che voliamo in alto se tira vento,
che non bruciamo se il fuoco è spento,
un nodo in gola/ il cielo vitreo,
il firmamento.

Quindi eccoci/ come apolidi marinai che ascoltano ogni
pomeriggio,
il rumore delle onde che non vanno a riva.




In un boccone solo

Domando tizzoni ardenti,
la notte c’inghiotte in un boccone solo.

Manda giù stelle cadenti senza masticare,
s’asciuga il bordo delle labbra, colorato appena,
da un sorso minerale di moderato Sassicaia.

Luci a intermittenza imbrattano balconi deserti
e il tuo odore dai vestiti lentamente
svanisce.

(pag. 32)



Ore

Ombra dopo ombra la sera,
scivola nel castagneto.

Ci sorprende a saltare nelle pozzanghere come fantasmi
che raccolgono le lacrime dei morti/
dei risorti,
bevono alle fontane dove ho bevuto anch’io.

Ci sorprende subdola a guardarci oltre lo specchio,
e goccia dopo goccia singhiozzano riluttanti/
intrepide.

Le conto ad una ad una
come i secondi che ci dividono,
le ore che ci uniscono.

(pag. 48)




Parole

Quando ti accarezzano
e ti scompigliano i capelli insieme al vento.

Quando ti colpiscono alle spalle
e perdi l’equilibrio.

Quando ti passano attraverso e le aspetti
come uno schiaffo in faccia che vedi partire
ma non arriva mai.

Quando ti riempiono e ti lasci avvolgere
perdendo il filo del discorso,
sono le uniche che oggi ricordi.

Le pronunci di nascosto
senza sapere cosa significano.

(pag. 51)



Spiragli

Affondano
di
luce
il
buio
entrando
senza
permesso
spiragli
di
sangue
nostro.

(pag. 63)

Acquista il libro ➡



Stefano Tarquini nasce a Roma nel Giugno del 1978. Fa studi classici e si avvicina fin da subito alla poesia rimanendo completamente affascinato dalla beat generation e dal primo libro che legge senza condizionamenti esterni : “On the road” di Jack Kerouack. Ha un rapporto epistolare con Maurizio Cucchi che sfocia in una pubblicazione di sue poesie su “Specchio” di Repubblica. Nella prima fase della sua scrittura pubblica su svariati blog di settore, riviste online e non. Partecipa attivamente a manifestazioni poetiche, concorsi, laboratori di scrittura creativa. Sospende l’attività letteraria per dedicarsi alla musica: pubblica cinque dischi con un gruppo crossover romano, i Palkosceniko al Neon, con cui colleziona più di 300 live in giro per l’Italia e l’Europa. Negli ultimi due anni ha ricominciato a scrivere. Suoi testi recenti sono presenti in diversi siti e blog. I giorni furiosi, Transeuropa, 2021 è la sua opera prima.

Leggi anche, nel blog:
Il peso dell’acqua e altri inediti di Stefano Tarquini

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...