“La caduta dalla grazia, ovvero Lo stigma”. Nota di lettura de Lo stigma, di Carlo Ragliani (italic, 2019)

Nota pubblicata su Atelier del 15 settembre 2022

“Che la poesia contemporanea, almeno quella che non sia rappresentazione stantia e vacua emulazione, abbia via via sgretolato radici e tralicci e si presenti come uno sciame di corpi indipendenti e molto spesso singolari trova un’ulteriore e poco opinabile testimonianza nell’opera di esordio di Carlo Ragliani (1992), Lo stigma (italic, 2019). Opera, come vedremo, severamente progettata, che non può che iscriversi nella (paradossalmente?) affollata categoria degli unica, a cominciare (anche se questo aspetto da solo non basterebbe) dai titoli di sezione e – soprattutto – dal sottotitolo, corrispondenti a lettere ebraiche. Il sottotitolo – אֺת – , composto dalle lettere ebraiche Aleph, col puntino masoretico, e Tau, si legge “Ot” e significa “segno”. Nella tradizione veterotestamentaria, è ciò che connota Caino, e lo destina alla punizione che lo rende tale: “Il Signore mise un segno su Caino, perché nessuno, trovandolo, lo uccidesse” (Genesi 4:15).

L’ultimo dei versi o distici di chiusura di ogni sezione – in pratica gli ultimi versi dell’opera – retroilluminano tutto l’insieme: «La disciplina richiede sacrificio./ Il sacrificio sei tu» (p. 109). Getta un ponte, tale affermazione, tra l’opera e la vita, ché il sacrum facere che sostiene il percorso o il disegno concettuale è, contestualmente, sacrificio e disciplina che governa la costruzione rigorosissima della raccolta. Alcuni elementi: sette sezioni (e tra le tante valenze del sette, privilegio qui quello insito nello stesso versetto biblico testé citato, cioè «Ebbene, chiunque ucciderà Caino, sarà punito sette volte più di lui»), ognuna delle quali titolata da una lettera ebraica, translitterata in alfabeto latino e sottotitolata da un elemento lessicale, più spesso un sostantivo (Vagito, Radici, Luce nascosta, Nullificare, Privo, Caduta, Uomo), che non viene riportato nell’indice.

Ogni sezione è composta da dieci testi, omogeneamente compatti, brevi e verticalizzati, il cui titolo è rigorosamente di un solo lemma preceduto da un trattino; ogni sezione ha in epigrafe citazioni vetero- o neo-testamentarie (Marco, Salmi, Deuteronomio, Matteo, San Paolo ai Filippesi e, significativamente a chiusura della prima e ultima sezione, Giobbe)

[…]

L’elemento centrale su cui si sviluppa la poetica di Lo stigma, si fonda sull’evento biblico-mitologico della cacciata dall’Eden e su quanto ad esso, nel breve relativo della narrazione biblica, conseguì. A dire il vero sia il sottotitolo della sezione Tav, Caduta, che alcuni passaggi, come il «sonno della materia», «il regno», «l’esilio» ecc, rimandano finanche ad un prima, alla dimensione dell’Adamo Celeste – Adam Qadmon, prima della caduta nella terrestrità dell’Adamo biblico. E ancora, per restare nella sponda cosmologico-filosofica, va considerato, almeno secondo la mistica ebraica, che i primi cinque libri della Bibbia, cioè il Pentateuco o Torah, compreso ovviamente Genesi, sono da considerare, letteralmente, “pre-religiosi” o, semplificando e approssimando, riconosciuti dalle tre grandi religioni monoteiste. Ultimo, ma fondamentale elemento a favore della prevalenza dell’aspetto simbolico-filosofico è la struttura basata sulle, verrebbe da dire segnata dalle, lettere ebraiche, che recano in sé, da millenni e nei svariati usi, tutta la forza a-razionale del simbolo.”

Alfredo Rienzi

…leggi l’articolo intero su Atelier, del 15 settembre 2022

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Carlo Ragliani (Monselice, 1992) vive a Candiana, studia presso l’ateneo ferrarese di giurisprudenza. È redattore in Atelier Cartaceo, Atelier Online, e Laboratori Poesia. Ha pubblicato Lo stigma (italic, 2019).

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