da “Macello” di Ivano Ferrari

da: Ivano Ferrari, Macello, Einaudi, 2004




C’è un vitello che respira ancora
il colpo non ha sfondato il cranio
chi ha sbagliato gli afferra il collo
stringe la forma
i globi degli occhi bovini ballano
al ritmo del paranco

(p. 10)



E’ fuggito un toro nero
erra sul cavalcavia
impaurendo il traffico,
lo rincorriamo
impugnando coltelli
bastoni elettrici e birre
corre si forma torna
arrivano i carabinieri coi mitra,
ora è steso su un velo d’erba
e sussurra qualcosa alle mosche.

(p. 25)



Nel silenzio di carne,
passa luce dalle carcasse
ma in un brivido fugge

(p. 42)



Dalla vasca d’acqua bollente
emerge un enorme maiale
bianco come uno spettro
che oscilla impudico fino a quando
dal finestrone il sole
accende quintali di luce

(p. 53)



E’ venerdì santo ma senza
la primaverile viandanza,
già prodiga di resurrezioni
il sangue ancora ghiaccia
riempiendo i fiati di bagliori
e le bestie sono troppo pesanti
per scendere dalla croce.

(p. 79)



Qualcuno si chiede se io ami
se durante il sonno cerco
o risolvo, se almeno vedo.
Quando guardano le mie labbra
o le mie mani
e più maliziosamente giù, fra le cosce
sento sul corpo le domande
che mi attraversano
come una forca farebbe con la paglia.
Se faccio sanguinare il vento
se trasformo le foglie fredde
in involtini di carne;
se i cavalli bianchi del mio rinascimento
sono esposti sul bancone di una macelleria
non rinuncio alla mia umanità come voi
del resto.

(p. 87)


Ivano Ferrari (Mantova, 1948 – Mantova, 28 aprile 2022). Dopo aver pubblicato A forma d’errore per editore Forum nel 1986, ha partecipato all’antologia Nuovi poeti italiani 4 prima di dare alle stampe La franca sostanza del degrado nel 1999 per Einaudi. Successivamente ha pubblicato Macello, Einaudi, 2004, Rosso epistassi, Effigie, 2008, La morte moglie, Einaudi, 2013 (Premio Pascoli 2014). E’ stato dipendente comunale per gran parte della sua vita lavorativa, prima in veste di operaio al macello comunale, successivamente custode al Palazzo Te di Mantova.





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