Daniela Pericone. Poesie

Daniela Pericone è nata nel 1961 a Reggio Calabria e vive a Torino. Ha pubblicato i libri di poesia: Passo di giaguaro  (Ed. Il Gabbiano, 2000), Aria di ventura (Book Editore, 2005), Il caso e la ragione (Book Editore, 2010), L’inciampo (L’arcolaio, 2015), Distratte le mani (Coup d’idée Edizioni d’Arte di Enrica Dorna, 2017) e La dimora insonne (Moretti&Vitali, 2020), Finalista ai Premi PontedilegnoPoesia 2021 e Caput Gauri 2021 e 3° classificato al Premio Casentino 2021. Sue poesie sono tradotte in Francese, Spagnolo, Romeno. Si occupa di critica letteraria e collabora a riviste e siti dedicati alla letteratura (“Laboratori Poesia”, “L’EstroVerso”, “Poesia del Nostro Tempo”).



da L’inciampo (L’arcolaio, 2015)


I. Stratagemma di danza e attorno ai fuochi
7.


Non conto più le voci i giorni
i dispersi
ho voltato le spalle
agli specchi ho disegnato cerchi
senza chiuderli mai ho incrociato
i passi intorno alle sorgenti.
Ora le ciglia sollevate e una scorta
di fiato sotto la sciarpa
uno dopo l’altro salgo i gradini
della torre
e dal culmine dell’isola
vi guardo trascorrere come onde
e arretrare e riandare come
non ha sosta il mulinare
delle foglie che scordano
l’albero e vanno incontro al vento
e crescono agli angoli
delle strade quietamente
nascostamente
ma quando escono
dalla notte – risvegliate presenze
coprendoti i piedi
ti dicono
guarda che non siamo cadute
siamo solo partite.


(p. 21)


da Distratte le mani, Coup d’idée Edizioni, 2017

Disertori
7.


Se dicessi, non pensare
distogli la mente dal fiato
che arranca, dall’alba che porta
l’acciglio, da mostri e naufragi;
meglio una vita leggera
l’istinto quasi animale,
e allora a che sono serviti
questi secoli a frotte
e millemiliardi di ore perdute
tra prove ed errori
e tenta e ritenta s’affina
parola ma lenta
malcerta a risolvere
il punto se valga per tanto
o per poco soffrire,
perpetuo stupore è dedurre
la regola senza rimedio
il gioco, un destino a finire.

(p. 49)



da La dimora insonne, Moretti&Vitali, 2020


Il sonno rovista le stanze
dove i sogni fingono
predizioni – sfiori le porte
invase dai venti, fantasmi
traversano muri che hanno
smesso di esistere.
Anche il cielo prepara
apocalissi, un fitto di ghiaccio
e nebbia ingoia il selciato.
Senti avanzare le piccole
venature, pronte all’annuncio
di eventi, l’incastro dei vivi
dei sommersi – una goccia
esita in punta di foglia
sarebbe magnifico precipitare
in alto.


(p. 69)



Solo concedi
agli ignari, ai mondani
il similoro – preserva
dei pochi la fiamma
gentile, il desiderio
non esibire.

(p. 79)



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