Motivazione critica per il Premio Gozzano 2021, di Mauro Ferrari

Di sesta e settima grandezza, la silloge inedita di Alfredo Rienzi, nella sua natura di estratto da un lavoro più ampio, procede da una visione cosmica, che si accampa poi nel sottofondo come basso continuo, per giungere a una dimensione privata. In questo modo, il poeta si accosta a una poetica più affine all’allegoria che alla metafora o al simbolo. La visione delle stelle, delle stelle al limite della percezione visiva ad occhio nudo, la quale richiede un estremo affinamento dei sensi, rappresenta il tentativo di comprendere razionalmente se stessi e il proprio rapporto con l’altro, ma anche con il mondo visibile tutto.

La percezione e la comprensione che ne deriva si danno per attimi, per misteriose allegorie, ci dice già il testo di apertura, con l’insistenza su lemmi come “improvviso”, intravide”, “sfarfallio”, “scheggia”: il nostro tentativo è insomma quello di rintracciare a fatica “la linea che flette il visibile / al nascosto”.

La misteriosa apparizione epifanica del primo testo – il levarsi di un rapace “o solo / semplicemente un raggio di sole” si trasforma poi nella visione dall’alto di un nibbio – figura totemica già apparsa nella poesia di Rienzi: il rapace ha rispetto a noi vista acutissima, “occhio perfetto”, e vede tutto, per comprendere meglio di noi l’aleatorietà, il caos e il nonsenso della realtà. È qui, all’altezza della metà della silloge, che il poeta si accosta all’esperienza di una dolorosa crisi personale e sentimentale, che viene quindi inquadrata con grande sottigliezza sullo sfondo cosmico di “questioni” che “non hanno soluzione razionale” per creature come noi preda della limitatezza e della complessità della vita.

Per la capacità di trasfondere in poesia, con ampiezza e profondità di sguardo, la complessità dell’esperienza umana in un verso sempre ricco di soluzioni espressive elegantemente creative, Di sesta e settima grandezza di Alfredo Rienzi risulta vincitrice della sezione Silloge inedita della XX edizione del Premio Guido Gozzano.

Scritta da Mauro Ferrari