Nota di Mauro Ferrari a tre inediti di Custodi ed invasori

per Premio Turoldo 2002, pubblicata su Poiein.it, Gennaio 2003

Alfredo Rienzi è uno dei (non molti) poeti più giovani che sappia osare al di là di una poesia minimalista e, di contro, una poesia liricamente alta ma stridula e retorica. Questo comporta non solo una gamma tematica alta e forte (diciamo in sintonia con la lezione più alta del novecento europeo – Yeats, Rilke, Eliot, Montale) ma soprattutto, sulla pagina, la capacità di strutturare queste idee in immagini e ritmi espressivi sempre accattivanti. 

I tre testi presentati (*) sono assolutamente emblematici. Si prenda la pietà e l’inverno: dal dittico iniziale il discorso (davvero forte, ricco, complesso) si sviluppa in equilibrio fra dato visuale, immagine e sua elaborazione ideativa, calata in un ritmo agile ma potente. Il secondo testo muove  invece da una ben definita area di riflessione teorica e filosofica, ma riesce subito a creare un proprio ritmo immaginativo (“faglie / sotterranee dove serpeggia il sangue”, in cui l’enjambement crea la necessaria tensione fra verso e sintassi). Altissimo il terzo testo, probabilmente il migliore. Il falco di Montale, di Yeats, di Hughes (e di altri ancora) diventa il correlativo oggettivo per il rispecchiarsi di destini fra la vittima e il predatore. Di più: il testo giunge a un punto profondissimo in cui i due contendenti si specchiano l’uno nell’altro, incrociando desideri e terrori.  

(*) (La pietà e l’inverno; Chiedi uno spazio e un tempo certi al suono; La questione del nibbio)

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