Poesie da Antinomie

in Simmetrie, Joker, 2000

Considerando uguali piacere e dolore,
profitto e perdita, vittoria e disfatta,
raccogli le tue energie per il combattimento;
così non patirai alcun male.
(Bhagavadgïtä, II, 38)

Non luce, non tenebre

Non luce, non tenebre:
amplesso degli sposi
sul cocchio del mattino

non paura di volere o paura
  di non volere,
 non paura di provare paura:

acquerule e rugiade 
ai polsi diluiscono
la povera parola.

Non monte, non caverna

Non monte, non caverna: sacra terra
alma madre, figlio e spirito santo:
ogni nome si serra nell’eterna
attesa, nell’incanto. Più del giglio

del loto, della rosa, potrà il cuore
– orcio rosso, ampolla, candida coppa –
dirmi il nero e il chiarore delle cose.
Sii tu mia ancella zoppa nella folla

dei volti e delle forme a darmi un segno
una voce sicura e chiara. Dura
da anni quest’interregno in cui si dorme.

Non cielo, non terra

Non cielo, non terra: acque indefinite
tra il ramo e il frutto s’avvolge la serpe

la campana ha rintocchi che sfumano
nell’eco del sic transit gloria mundi
la puoi sentire in aria giorni e giorni
in certe evoluzioni del respiro.

Non volo, non caduta: un’ipotesi
di movimento tra i ciliegi in fiore.

Non fango, non cenere

Non fango, non cenere:
i vivi e i morti camminano insieme
il settimo giorno d’ogni stagione
tra le gemme tenere e il nudo ramo
dove s’inscena l’atto e la finzione
ti direi di certi accadimenti del mondo, 
di cosa brulica e fermenta nel chiarore
che all’alba diffonde dai battenti socchiusi
di come succede che tra il pensiero
che precede la parola e il silenzio
che la seppellisce, si compia intero
il ciclo dell’amore e dell’assenza,
del velato dolore.