Poesie da Arenile

in Simmetrie, Joker, 2000

…tempo che fu misurabile
fino a che non s’aperse questo mare
infinito, di creta e di mondiglia.
(E. Montale)

* **
Giungo sull’arenile a notte fonda
(come un’onda bassa: inavvertita)
con il corpo di flutti ed un mistero
troppo comune per turbare i sonni.
Qui regna ancora il silenzio: non dice
nulla, neppure quanto manca al giorno.


***
Sarà qui tra il rosso e l’indaco
del mare, il lento conflitto tra insetti
e i ragni o i granchi delle acque
profonde per il possesso del mondo.

Ho aspettato con l’alba  il vento,
 martirio di sabbia: cumuli di alghe
nel chiaroscuro nascondono mostri
putrefatti. A oriente in folli corse
va il bianco offertorio delle nuvole
perché il tempo chiami se stesso.

Si dormono nei casolari sonni
qualsiasi: gli incubi scelgono
metafore cui non si può credere:
 nasca il giorno, dolcissimo e pietoso.


***
Si chiude e si dilata il cielo, iride
e cuore inesausto di giorni e notti:
aspettando qualcosa:
un tuono, un mulinello
di vento, traiettorie
 d’uccelli, cose modeste, cadenze
di un tempo comune e senza traccia.


***
Ancora una volta ti ho perso in volo
mio falco giocoliere:
l’acrobazia lo stallo la picchiata
sulla preda che non trovò rifugio:
serie d’eventi troppo rapidi per gli occhi
troppo lontani per ornare il  cielo.
Tra terra e luce s’intrecciano vite:
d’insetti di piogge e di voli assenti.
È tempo di fissare,
come le foglie più alte, l’orizzonte.