Poesie da Cinque più due profezie postume

da Partenze e promesse. Presagi, puntoacapo, 2019


Nella stazione di Rudra, in attesa
(Osea 4:2-6)

Senza conoscenza, moriranno le genti
per questo saranno in lutto i paesi
chiunque vi abita
uccelli, pesci.

Le pietre no. Le pietre si moltiplicheranno
frantumandosi.

Libellule e ragni osserveranno.
Il mondo è un quadrato giallo
ha l’ossessione del coccige
i muschi e la calcina delle celle

l’evaso, il peccatore e il santo
hanno lo stesso volto irsuto:
hanno ingannato il carceriere
li ha ingannati un legno
l’idolo falso della libertà.

Sosteranno nella stazione di Rudra, in attesa.

Si giura, si mente, si uccide.
Si ruba,
si vendono umani
Si fa strage. Si versa sangue su sangue
si spostano confini
si inventano armi e si ammucchiano
(e scorie, biossidi,
frutta e latte
scaduti).

Lasciamoci dormire, su questi rami.



L’attesa è arte
(Apocalisse, 2-3)

Le nostre opere conosceremo
fatica povertà tribolazioni
la nostra dimora
.
Si offrono – aspettando
una qualsiasi stella del mattino:
alberi del pane e della vita,
corone e vesti lunghe
pietruzze bianche, inciso un verso nuovo
che sa capire solo chi l’ha scritto.

Il grimorio delle attese
ha pagine che lette sbiancano.
Il numero di pagina
è sempre e solo uno

d’altronde si sa bene che l’attesa
è arte, unica nostra profezia.

Così, senza neppure un diario, un minimo
congedo, l’ordine sommario che si deve
ci si crede vivi e invece si è già morti, 
senza nemmeno accorgersi dell’ora:

pareva un suonatore d’organetto
tra una compressione e l’altra:
chi ha orecchi, ascolti
ascolti ciò che il vento dice…


Io sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti

«Io sono Lazzaro, vengo dal regno dei morti,
torno per dirvi tutto, vi dirò tutto»
al termine del notiziario vi avrei
davvero svelato tutto. O, almeno,
molto. Molto, davvero.
Più di quanto vorrete mai sapere
ma vi siete dileguati, sedotti
dalla vostra quotidiana fine del mondo
come formiche ai comandamenti
dell’odore e del granello dolce

vi avrei confessato, come inizio,
che non fui mai veramente morto
che i vermi e le garze
e i pianti delle sorelle e il sepolcro
furono l’inganno per i Guardiani.

Come molti prima di me, come molti dopo.

Torno per dirvi il tempo che verrà
e sommerà sete a sete, caduta
a caduta, le sottilissime lingue
uraniche e le gialle e ferme nebbie

ma sono indifferenti ai vostri sensi
le grida intraducibili, la verità, il silenzio


uguali il presagio e il profondo sonno.