Poesie da Conosco la data della mia morte

da Partenze e promesse. Presagi, puntoacapo, 2019


I. Non l’ho scelta io

Non l’ho scelta io, la data della mia morte
mi è apparsa, non importa se in sogno
per bocca d’un sedicente profeta
o in algoritmi a multipla matrice.
Non l’ho scelta: me la sono trovata
di fronte – e neppure ricordo
se dettata dai codici dei tuoni o della grandine,
dal cerimonioso ronzare delle api
o connettendo linee tra i nei dell’avambraccio.
Però io ho scelto, a fondo soppesato
se accogliere l’offerta o no, se credere
o sputare sarcasmo sui quei segni.

Logica e ragione si dimenavano.

Poi ho deciso: si, va bene, è vero!
Quella
 sarà la data!         


Άlfa
Non sia dissociato dalla realtà il sogno, la sua sintassi si faccia onda, il decimale vesta i misteri – prima e dopo la virgola – molto, molto dopo la virgola
la pietra e lo specchio sono sfuggiti di mano allo stesso dio, e noi abbiamo ammonticchiato fedi di comodo per l’una e per l’altro, e per ogni sciame d’insetti
ma il coraggio di respirare l’ossigeno dell’acqua non ci è stato donato, il desiderio non ha conosciuto la pronuncia che attendeva.
Per questo – anche per questo – non si separi il sogno dalla realtà
le acque superiori restino con le inferiori, l’athanor abdichi al suo sigillo e l’amnios disciolga il primo concepimento della cenere.


[…]

IV. Titoli di coda

Forse ho scelto la data che il gioco mi ha proposto
perché m’è parso giusto farlo e basta
con l’occhio chissà se esatto a misurarla
non così imminente né blandamente tarda
ho stimato, nel poco tempo che ci concedono le grandi scelte
che avrei così riacceso l’amore per la vita
(per quel che resta della vita)
smesso l’armamentario del mercante
per negoziare una candela un po’ più lunga o un po’ più corta
e l’affannarsi in fin dei conti per qualche riga in più
nei titoli di coda
dopo che il film si compie
si sia compresa o meno
la trama o, almeno, goduto luci e ombre
della fotografia.

[…]

VIII. Come i giochi belli

Il solo dubbio a te lo dico, madre:
che tu mi sopravviva è un falso augurio
so che sarai d’accordo
tu che hai creato vita
di quanto sia l’orrore a dar sepoltura ai figli

lo prendo io, tutto lo prendo io
il fuoco nero della tua partenza
ma lo saprai, ovunque viaggerai

(e lo so anch’io che guardo alla mia data
con tenerezza che altri non vogliono esplorare)
che il tempo è il nostro gioco prediletto
e durerà poco, come i giochi belli.