Poesie da Epimnesie

in Custodi ed invasori, Mimesis-Hebenon, 2005

And that if memory recur, the sun’s
Under eclipse and day blotted out
(J.B. Yeats)

(La vecchia casa era ben soleggiata…)

La vecchia casa era ben soleggiata ma l’umido dei muri
narrava di stagioni dissepolte
sul lato a settentrione e nei seminterrati.
Non ho mai avuto il tempo di sostare a carezzare i cani
che vagabondano, come in traccia d’una memoria senza più padrone
ma dici bene tu, che non l’ho mai cercato
il tempo e neanche i cani e forse neanche te cerco davvero,
che solo gli uccelli, anche i più comuni, le tortore e le gazze
i passeri e le ballerine bianche,
seguo ogni volta che ce n’è occasione.

È che m’affascina quel loro modo progressivo e lento di scomparire.



(La luna ed il lampione…)

La luna ed il lampione si guardarono sempre con sospetto
e muta diffidenza nella decade
stentata in cui resistettero il ferro
e il filo di tungsteno appena caldo
alla misura che ruggina e spegne.

Il giallo lampeggiante del passaggio zebrato
esasperava l’isteria del tempo.

Alfa Eridani, dal carnoso nome di ierofante,
appena intraveduta a magnitudine settima-ottava
inavvertitamente trasmetteva a questi vicoli fotismi inquieti,
categorie intermedie tra tacita memoria
e oblio del fiat Lux.



(Guardavamo gli oggetti vanagloriosi…)

Guardavamo gli oggetti vanagloriosi nella nostra stanza
– tronfi nei loro nomi d’occasione, nelle (in)certe ascendenze
con le minuscole e ostili etichette
multilingue o il sigillo fatto-a-mano –
turbare un agognato instabile silenzio tra mobili e parete
con le loro sillabe esplosive o sibilanti, e gli urti, gli sfrigolii
e quel rimandare sempre e comunque
alla pena d’un altro dove e quando.

Oh stordito mondo, quanta stanchezza
quale inedia ed impotenza a concludere la frase, il sillogismo
nel coccio, nell’usura della cromatura, nell’avvilente
paranoia dell’uso e del disuso

oh stagioni commoventi di foglie rosse e nere spirali di vinili,
d’ectoplasmi rosati in agfacolor non originali
accogliete il mio passo, la mia vece
tra le vostre cornici antichizzate
e la smaltata laminetta d’argento
firmata e garantita al novecentoventicinque per mille.



(Sono cresciuti arbusti d’ogni tipo)

Sono cresciuti arbusti d’ogni tipo
ed alberi dal fusto dirompente
– platani, frassini e folte robinie
nella vecchia caserma di corso Brunelleschi
dovunque, nei cortili,
nelle ampie camerate senza più muri e tetto,
giungle maya dei nostri quartieri.

Forse questo ti potrà consolare:
non c’è limite a quanto può esser cancellato.





Indice



La simmetria si rompe e si scompone

Da torri d’oltrefiume

Custodi ed invasori
Cadevano cose d’ogni genere dalla torre…
La questione del nibbio
Del dogma e del confine
C’era molto rumore nelle strade…
Questa è la via dei colonnati in marmo…
Confinava con tutte le stagioni…
Questo è il campo dei suoni senza luce…
La strada di collina serrava nodi oscuri…
Come pellegrino a pena coperto…
Il mantello di tutte le parole…
Tra immutabili mura e il rimestìo…
Il ceppo lungo l’argine degradante… 
Sto fermo nella notte innanzi al fiume…
Con la rosa bianca ed un vento contro…
Il ramo sminuzzato ha assunto forma d’osso…

Tipy et simulacra

Nell’occhio del cigno ha posto dimora…
Acque fossili abbracciano la pioggia…
Prima delle cose s’inabissarono… 
Eri lì sul portale, sbalzato…
Dov’è il demiurgo, l’artefice minimo…
Per osservare il cerchio delle danze…
Qui nessuno conosce il proprio nome…
L’ottava casa
Non sei più certa di saper vedere…
Il dorso fulvo del leone curvo…
Sul seme e sul tempo
Per legge di causa ed effetto
Valenze alchemiche della nuvola
Fredda luce verde intorno diffonde…
Combatte guerre ad ogni plenilunio…
È apparsa nell’ombra del sottobosco…
Aerostato
La visione di Marah
Forma tra le forme, argilla tra argille…

L’evaso

Fuggiremo la notte che verrà…
Con cavalli e cani lupo i gendarmi…
Rinnegàti! È una questione d’onore…
Cadono rotolando con scosse e urla…
Serve un amore scuro e senza specchi…
Chiedi uno spazio e un tempo…
Una luce si spande…
Sull’argine il relitto della barca…
Non ha importanza il grado…
Può essere che il vecchio carceriere…
Per emistichi e cerchi lunari

Epimnesie

Per amor mio…
La pagina e il libro
Conservo una lucertola a due code…
La vecchia casa era ben soleggiata…
Da sotto l’asfalto riemerge il porfido…
Si rimestano voci nell’androne…
Le dita nella sabbia non danno buona presa…
Il mare giallocenere di sabbia…
Quando arrivava così, senza preavviso…
Mem Tau
La luna ed il lampione si guardarono…
Guardavamo gli oggetti vanagloriosi…
Sono le case vecchie e denudate…
L’albero in fiore mi è stato maestro…
Sono cresciuti arbusti d’ogni tipo…






Nella stessa collana


1

Camillo Pennati, Lo stupore del verso



2

AA.VV., Quando il sole è fissato con i chiodi,
Poeti finlandesi contemporanei


3

Mario Marchisio, Il sipario della schiena





Custodi ed invasori, vittime e carnefici, prede e predatori, soprattutto alati, come “palombe” e “nibbi”, sono gli indizi della mondanità, della sua perversione anche simbolica tra “causa ed effetto”, resa da Rienzi tramite una durezza stilistica che sa d’antico, in quanto vissuta nella materialità della “voce” e della “passione”. Forse “custode” di una civiltà ormai smarrita(si), Rienzi, come un “pellegrino”, ne tasta i segreti più riposti e i suoi versi, tra dualità e locuzioni anadiplosiche, cosparsi di repentine variazioni analogiche, non cedono mai al compromesso del canto ma vogliono chiarire, lentamente, pensierosi e lirici, anche interroganti – nell’osservazione, nell’immagine, nella fuga e nei ricordi –, il vero volto della natura, ancora più simbolica nel “nibbio” che nella “palomba” “di maniera”.

Alfredo Rienzi, nato a Venosa nel 1959, risiede dal 1963 a Torino.
Ha pubblicato: Contemplando segni, silloge poetica vincitrice del X Premio “Montale”, in Sette poeti del Premio Montale, (Scheiwiller, Milano, 1993); Oltrelinee (Dell’Orso, Alessandria, 1994), poesie, Simmetrie, Pref. di F. Pappalardo La Rosa (Joker, Novi Ligure, 2000), poesie. Ha tradotto testi da OEvre poétique di L. S. Senghor, in Nuit d’Afrique ma nuit noire – Notte d’Africa mia notte nera, a cura di A. Emina (Harmattan Italia, Torino, 2004).