Poesie da Il presagio

in Partenze e promesse. Presagi, puntoacapo, 2019

I.
Così vieni
per il doloroso prato

il profeta accucciato sul muschio della roccia
diluisce il sangue con l’etile

disperato da un cielo biancolatte
sdegnato anche dal corvo

i seguaci sono scesi a valle
per la strada inumata dall’asfalto

vedere per sé soli è come essere ciechi?
la rovina attende – ha una data fissata
un’ora già segnata.
                            Dimenticare
cancellerà il presagio?

II.
Ma l’ora è valicata:
nessun accadimento
ha scosso i fili d’erba i crochi, bianchi
più della luce che li benedice
o la fibra contrattile del cuore
la retina, il midollo, la rete neuronale
e lo scisto carbonioso, la roccia con il muschio
il corvo ravveduto di passaggio

l’ora era errata?
Resta il presagio, cupo e disperante.

[…]

VII
Deve essere così: il corpo sa,
ma suggerisce male di proposito
per non negarci il gemito pietoso
(se il tuono non sotterra ogni lamento)

Tentare un’impermanenza d’orma sulla neve?
Una fuga come un’altra, una meta di passaggio?

Ogni due settimane la luna si fa nera.
Ogni altre due torna d’argento.

Sembra che nell’addome s’occulti la sapienza.

L’aurora e il tramonto dicono di un solo rosso in cielo:
l’identico presagio
la stessa circostanza che ritorna.