Poesie da L’evaso

in Custodi ed invasori, Mimesis-Hebenon, 2005

Я тенъ из тех теней, которые, однажды
Испив земной воды, не утолили жажды
И возвращаются на свой кремнистый путъ
(A.A. Tarkovskij)

Sono come un’ombra tra quelle ombre che una volta
bevuta l’acqua terrena non hanno spento la sete
e tornano sul proprio cammino pietroso
(traduz. di G. Zappi)

(Fuggiremo la notte che verrà)

Fuggiremo la notte che verrà,
quando anche il gallo dorme sonni di cartapesta
e il cibo avvelenato avrà stordito la bestia mezzo cane e mezzo lupo.
Balzeremo nel mondo di pericoli pieno
deboli, nudi, strillando forte
come demoni carcerati in nuvole.
Il buio sarà complice e alleato ma indosserà la maschera
d’inganno del nemico che non parla e colpisce a tradimento.

Gli aguzzini avranno torce frugando arbusto per arbusto il sottobosco
ma la luce negli occhi può abbagliare
disegnare ombre e scorci inaffidabili
distorcere i dettagli più importanti mostrando vaghi anfratti innanzi al passo.
Noi avremo occhi nudi e la pazienza immobile e stentorea del fachiro
impareremo a trascinarci in terra
prima di scegliere la direzione aspetteremo il tempo più accogliente
abituando la rètina allo scuro
finché non basti qualche effusa stella a dar contorno agli alberi e al sentiero.
O sperando che il lampo riveli e non colpisca.



(Con cavalli e cani lupo i gendarmi inseguirono tra i boschi il fuggitivo)

Con cavalli e cani lupo i gendarmi inseguirono tra i boschi il fuggitivo
dalla pelle di cenere e dagli occhi di cinabro.
Nelle radure e in baite sgretolate i segni agonizzanti del passaggio.
Lo sceriffo gridava senza sosta:
se lo vedo gli sparo nella schiena, tanto qui non ci sono giornalisti!
Dodici giorni e notti di ricerca, poi l’evaso fu dato per disperso.

Chi sa se l’ha scampata alle paludi ed agli alligatori,
se si è diretto a nord o morto malamente in fame e stenti,
disceso in un inferno a caso dove siede né a destra né a sinistra
se forse è rintanato da una sua spenta amante
e gira già al villaggio col vólto contraffatto
e un nuovo nome, ingenuo e dozzinale, e un nuovo sangue.



(Non ha importanza il grado)

Non ha importanza il grado.
Quinto, sesto, o sesto superiore: non è nel numero la differenza.
È che in certi passaggi, troppo stretti ed esposti sull’abisso
non puoi voltarti per tornare indietro
solo avanzare o fermarti al gelo a disfarti per fame per paura.
Avanzare neppure sai per dove
tra lampi ed ombre di dimenticanza,
smarrendo anche motivo e volontà
(chissà se quassù un dio lo ascolterebbe
l’exurgat, invocandolo con uno dei suoi nomi.)
Non ha importanza il modo, si deve continuare
unica alternativa è il precipizio.
Follia e Suicidio son gli angeli incolori che restano a guardare.



(Può essere che il vecchio carceriere)

Può essere che il vecchio carceriere
abbia dimenticato di proposito
la chiave nella toppa
fingendo un sonno troppo rumoroso.
Per sua misericordia.
O per l’acido gusto della caccia.