Poesie da Seconda partenza e promessa

in Partenze e promesse. Presagi, puntoacapo, 2019


Si torna dove si è già stati

Sono tornato ad esplorare la vita
– avvolto dal manto d’oro del leopardo –
l’anello perfetto, il ciclo d’ogni cosa:
molto è cambiato dopo l’onda del pianto
ma, ancora, ho in me la perla e il macigno,
nel passo la fibra palpitante al balzo
e la parola che, detta, si dissolve.

Si torna dove si è già stati.
I luoghi sono infiniti, i giorni,
ora, grappoli diradati.
Ritrovare l’orma è dono inatteso
quella di chi ci accompagnò è stria
d’ala tra neve e pietra.
Mi dici: il monte si è fatto più alto:
so invece d’essermi fatto io più piccolo.



Nigredo

Certe nebbie scendono a nascondere
i fianchi delle valli e le radure,
lungo strade e sentieri non segnati
sulle carte. Nascondersi o smarrirsi
è un’esigenza come tutte le arti.



I verbi rinunciano, i presagi non dicono

Dicono questi versi
di nulla che succede,
non descrivono fatti.
Resiste qualche raro verbo fossile:
sta, aspetta, disperde.

Questo vuole l’ebbra superficie:
al troppo dire, al morso dei ragni
opporre silenzî di arenili
boccheggii di meduse.

Sotto, dentro, diffidiamo delle albe:
ci serve notte, ancora
di radice e di seme
ci serve buio, dentro,
la sua morente schiera.

Qui, in superficie, i verbi rinunciano

i presagi non dicono.



La luce ai sotterrati

Non so se questo è il centro della stanza
se il mio è l’ultimo passo nella vita

è buio a quest’ora

la mancanza dice del bene più prezioso:
il cibo agli affamati, l’acqua agli assetati

la luce ai sotterrati.