Poesie da “Sull’improvviso”. Parte II. Di sesta e di settima grandezza.



***

Un respiro improvviso spostò i rami
alti, l’imbroglio astuto delle foglie

qualcosa s’intravide, nel ritaglio cobalto:

uno sfarfallio. O una scheggia,
l’ala boschiva dell’astore o solo
           semplicemente    un raggio di sole

Semplicemente? mi irridesti, incredula

Il vento era cessato, il cielo già richiuso

(pag. 43)




Attesa degli invisibili

Siete la mia ossessione
cinguettii, trilli, fischi
alfabeti brevi e indimostrati
voci che non vestite corpo

né ala nell’estate tra il fogliame
ma io ho dell’autunno la pazienza
e aspetterò il ramo denudato,
del raggio la pendenza esatta

sarà improvviso all’occhio
l’apparire, e breve.

(pag. 44)




***

La nostra vita ha molte vite dentro
tu le chiami stagioni
Arnd dice di satelliti e pianeti
e che sono piovute molte stelle
la scorsa notte, ma conosciamo noi
l’allegoria e ci atterremo a quella
con-siderando l’oro sceso in terra
senza cercare il luogo dell’impatto.

(pag. 50)



Il fuoco e il suo contrario

[…]

V.
Ce lo siamo confessato le notti
alterne delle estati
Thomas – quando ci davamo convegno
tra i detriti e la gloria – che anche noi,
se avessimo saputo aspettare
se solo avessimo avuto pazienza
saremmo apparsi, non pallidi corpi
ignudi sopra un suolo umido e basso
o galleggianti e sformati, non mani
stancabili, né occhi senza meta,
nel brevissimo tempo
d’illusione, ma fuoco, saremmo stati
fuoco che non conosce
                            il suo contrario

(pag. 63)

da “Sull’improvviso“, Arcipelago itaca, 21