Recensione di Sandro Gros Pietro

Custodi ed invasori, in Vernice, anno XII, n. 33/34, giugno 2006, p. 351

Dopo Contemplando segni, del 1993, l’anno successivo è uscito Oltrelinee, e nel 2000 Simmetrie; infine, l’ultimo libro di poesie di Alfredo Rienzi si chiama Custodi ed invasori ed è uscito nel 2005. La dinamica del titolo allude ai due grandi movimenti della civiltà umana, la conservazione e la sovversione, l’ordine bizantino e l’invasione barbarica, i giardini di Babilonia e le steppe di Gengis Khan, per cui è difficile dire se la storia sia progresso oppure stasi, e in ogni caso se sia custodia oppure invasione. L’intreccio poetico di Rienzi si è arricchito in densità e ricchezza, ma è sostanzialmente – e positivamente – rimasto fedele a una opzione di poesia di enciclopedismo onirico, il cui motore d’azione non si colloca nell’attualità dei tempi suoi, ma nella rimeditazione e ruminazione che nella realtà compie il poeta attraverso la specificità del linguaggio creativo e visionario che la poesia nutre in sé, come pianta officinale, un poco curativa e altrettanto velenosa, come lasciano intendere i versi seguenti, posti quasi in congedo allo stupendo libro di Rienzi: Oh stordito mondo, quanta stanchezza/ quale inedia ed impotenza a concludere la frase, il sillogismo/ nel coccio, nell’usura della cromatura, nell’avvilente/ paranoia dell’uso e del disuso// oh stagioni commoventi di foglie rosse e nere spirali di vinili,/ d’ectoplasmi rosati in agfacolor non originali/ accogliete il mio passo, la mia vece/ tra le vostre cornici antichizzate/ e la smaltata laminetta d’argento/ firmata e garantita al novecentoventicinque per mille. Il lessico tradisce con intenzione la sua origine sperimentale e avanguardistica, con contaminazioni di dotta filologia umanistica amalgamate a significanti di asettico ambiente scientifico, magari suggellati nella produzione di neologismi artatamente “antichizzati”, per gioco di aporie. come  tali epimnesie – fantastico titolo della sezione conclusiva del libro, che probabilmente si pronuncia “sopra la memoria”.