Risvolto di copertina di Mario Marchisio

Il libro si apre col complesso e frastagliato reticolo delle Antinomie in cui Rienzi tenta, per successive negazioni di elementi contrapposti (luce e tenebre, voce e silenzio, volo e caduta, centro e distanza, resa e vittoria ecc) un approccio a quella terra di nessuno dove la parola poetica si fonde con l’impercepibile scorrere del nostro pianeta attraverso il cosmo.
E’ una poesia, come dice la poesia d’esordio, inevitabilmente “povera” se paragonata alla meta ineffabile a cui tende, ma in se stessa ricca di un’antica sapienza, perenne scandaglio esoterico della realtà (atto e finzione) che ci circonda.
Le due sezioni centrali della poesia, Arenile e Nell’ora del male, fungono da osservatorio privilegiato: il poeta può così disporsi a filtrare i dati esperienziali alla luce obliqua che promana della presenza insistita del mare, o dell’avvicendarsi delle stagioni, indefinito e minaccioso al contempo. Una fase d’attesa, di studio, di delusione anche, il cui punto di svolta coinciderà con l’esigenza di un più vaso orizzonte, condiviso da una figura femminile alla quale l’io poetico si rivolge ripetutamente. Questa misteriosa “vestale dell’arcano lume”, taciturna interlocutrice, attenua la grande amarezza di fronte allo spettacolo del male, il “male che non ha promesse”, e che tuttavia è necessario percorre fino in fondo, laddove si cela il fulgore sovrano della Conoscenza.
La quarta ed ultima sezione, Nigredo, porta a compimento il discorso iniziato con la prima, organizzandosi intorno ad alcuni temi sviluppati con particolare impeto didascalico che spesso traspare fin dagli incipit. Ad esempio: “L’ermetista sapeva gli elementi e la quinta essentia” (III); oppure “La morte è un evento graduale e lento” (XXVII). Proprio in quest’ultimo testo il discepolo di Ibn Arabi scopre le sue carte. Morire non è un mero evento biologico ma un’ardua conquista, al termine di un itinerario che si protrae per l’intera vita e coincide col compiersi dell’opera al nero: “il minutissimo granello d’oro” viene infine ritrovato.
Dati questi presupposti, ci si potrebbe aspettare una poesia fredda e cerebrale,  quasi soffocata dai suoi referenti ideologici. Ma così non è. Al di là infatti degli inevitabili snodi del pensiero, queste Simmetrie viaggiano su un binario che accoppia felicemente solennità e scioltezza, condensazioni verbali e pregevoli squarci lirico-metaforici che certamente non sfuggiranno al lettore di Rienzi.