Poesie da Sull’improvviso – Parte I. La comprensione del lampo

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a S.C. (1997-2007)

A cosa serve un albero?
a dieci anni a una cosa sola:
essere arrampicato
è l’ordine del mondo: radici, tronco, foglie

Ele il primogenito ha il suo destino
sul ramo più alto della magnolia

entrerà dall’occipite
il fulmine. È mezz’agosto, il cielo
terso aveva taciuto.

(pag. 13)


***

Interroga il vento, nel dubbio, e il fiume
ogni segno ogni indizio
infinite combinazioni, il fumo
che alza le leggi di Fourier, l’inizio
dei canti smeraldini dei Wolof

non comprende il canto dell’assiolo

poggia il palmo al muro
di mattoni, interroga
i minimi interstizi:
tornerà l’erba-vento

sono cose che la dita sentono
vorrebbero parole, nomi chiari
(neppure pietra lo è, o cammino)

ma la vita è stata
per frammenti, per scie

piena di cavità, anch’essa.

Ritira la mano. Non può
trattenerla oltre. Non può.

(pag. 14)



***

Era pietra e meditava (da pietra
ma per farmi intendere non conosco altri verbi)
quando la frana sventrò il versante
nordovest del Lifsinsfjall

portata ottocento metri più a valle
cambiò, in poche ore, ogni sua prospettiva

(pag. 15)



Primo tempo per il commiato

Io vivo sull’altra riva del fiume
ora. Sto, non come tu stai – ai piedi
verdi della collina
il ponte di pietra antica, anche il ponte
 – che ci portava i sabati
di festa, le bancarelle vanesie –
è crollato.    l’amore non ha peso
– dicevi – ha il passo lieve della foglia
ma il ponte è crollato. Senza motivo
non l’alluvione o la frana, il sisma
si è dissolto così,
svaporato come fosse un covone
di fieno offerto alla tempesta, al lampo
come la luce d’un qualsiasi vespro.

Così, come un improvviso niente
un respiro, la vita

(pag. 31)

da “Sull’improvviso“, Arcipelago itaca, 2021