La radice e l’ala. Su “Il punto nascosto” di Raffaella Massari

Raffaella Massari, Il punto nascosto, puntoacapo, 2020
Prefazione di Giorgio Mobili. Nota di Lamberto Garzia


Il punto nascosto, è l’opera prima di Raffaella Massari, poeta nata a Lecce e trasferitasi a Milano, ove risiede. È un’opera coerente e velatamente esplicita, nel limite in cui può esserlo una raccolta poetica. Si apre già – nella dedica iniziale – con una compresenza di opposti semantici: la fissità nutritiva delle (proprie) “radici” e il necessario superamento di questa con le “ali”. Oltre, nei testi che la compongono, la macroallegoria dello “stare” e dell’”andare”, più specificamente riferito a una vicenda umana di distacco, appunto, dalla terra e dalle proprie radici, lascia numerose tracce.

L’«infinito vagare» che s’appunta nella silloge poematica occupante quasi totalmente la Parte Prima (Nodo al filo) ha nel titolo di questa, composta da ventisei frammenti, il punto di partenza: le falesie salentine. Lì una godibile narrazione “con un linguaggio di clarità mediterranea” (G. Mobili, nella prefazione), espressa fatalmente all’imperfetto, si fa carico di quel presente, ormai diventato memoria nelle pagine della raccolta, e di accogliere in potenza quella dolente mutazione tra “radice” ed “ala”: «è un infinito vagare per terra e per mare» (p. 15); «sapevamo d’essere destinati a viaggiare/ Nel mare» (p. 18); «…tutti i modi diversi di morire/ ogni giorno/ restando in vita» (p.19). La silloge di cui si sta dicendo, All’ombra della falesia, è preceduta da due testi, in reciproco rinvio, nei quali l’autrice ci dettaglia, con fare didascalico nel primo (Il punto nascosto o invisibile) in cosa consista, appunto, il punto nascosto. Nel secondo (Eredità) ritorna il topos delle radici personificate nella figura della nonna e lo strumento – che da artigianale si fa umano ed esistenziale  – necessario a riunire quanto vi è di diviso e disperso, i «rammendi sospesi/ in attesa di essere ripresi/ con l’arte di mia nonna/ del punto nascosto» (p.11). Facile intuire, o quantomeno sospettare, che l’arte del punto nascosto transustanzi e sublimi, per Raffaella Massari, nell’arte della parola e della scrittura. Non casuale sarebbe dunque il titolo della successiva sottosezione: Il libro mastro del distacco che coincide con una serie di quattordici brevi componimenti (di 2-5 versi) riuniti sotto l’altrettanto significativo titolo di Stazioni. Inequivocabili, anche qui, i riferimenti che rielaborano il distacco dalla propria terra d’origine: «II. Hai negli occhi ciò che hai lasciato/ e ogni mutamento è un disorientamento»; «III. Perdi geografie di affetti/ […] Pendolare resti/ tra un presente e un altrove» (p. 31).

La Parte Seconda, Imbastire il punto, e la Parte Terza, Il punto nascosto, proseguono, con testi più ampi e talora distesi, l’allegoria “del cucire” la lacerazione, il cui gemizio è ancora attivo, del riparare il tessuto esistenziale: «Ad ogni alba/ i frammenti di ieri/ stoccati/ come residui differenziati» (p.44).
Un rimedio che ha come principale ingrediente l’oblio («Senza ricordi»; «avviene di dimenticarsi»; «Ricordi fragili, parziali»; «rincorrendo ricordi, come aquiloni!»; «Ripose ogni ricordo nello scrigno/ e lo etichettò ‘Oblio’») e della «sopravvivenza» («tu perdi i tuoi petali/ come lacrime/ ed io i miei giorni»; «nulla accade per caso/ nulla due volte»; «la musica ha continuato a suonare»; «io adesso sono la sopravvivenza») che assume a volte la valenza stenta del “sopravviversi”. Altre volte, ordito il punto, è invece vita che va oltre, che si rinnova. In quest’ultimo senso il testo Madri (p. 62), nella sua icastica trasparenza,  mi pare sia risolutivo:
     Dove ha sede l’amore
     ha sede il dolore.
     Si nasce figlie
     e madri si diventa.
     […]
Chiudendo in circolo una summa della vita, pare potersi saldare, riparare, cucire, ogni strappo, ogni perdita e ogni distacco dalle radici, ritrovandole, sotto forma di nuove ali.

All’ombra della falesia

8.
Eravamo di latta
e più preziosi dell’oro
bastava a rimanere felici.
ci abbiamo fatto caso
ce lo siamo detti
per tutti i modi diversi di morire
ogni giorno
restando in vita.

(pag. 18)


25.
Finiva l’estate in un giorno.
Il giorno prima era estate
Il giorno dopo era ritorno.
Si svelava ogni inganno
e tutto tornava com’era.
I grandi amori diventavano piccoli
e le solitudini grandi.
La spiaggia vuota sembrava
terra straniera
il mare la occupava tutt’intera.

(pag. 27)



Stazioni

II.
Hai negli occhi ciò che hai lasciato
e ogni mutamento è un disorientamento.

III.
Perdi geografie d’affetti
lasci al tempo
i tira e molla del caso.
Pendolare resti
tra un presente e un altrove.

Non è per tutti
la fine delle cose.

(pag. 31)



Successioni

Senza pubblici proclami
avviene di dimenticarsi
come in un respiro profondo
dopo
il fiato corto.

(pag. 46)



Se potessi

Se potessi accordarmi con la morte
preferirei arrivasse di notte
nel silenzio profondo dell’ora tarda di città.
Mi illuderei di addormentarmi ultima fra tutti
e il nuovo giorno non mi coglierebbe
come bimba che sulla giostra vuole
un altro giro

(pag. 53)



Il coraggio delle donne

Io non mi sono persa
nei tuoi occhi.
Conoscevo la via
di entrata e di uscita
e di ogni angolo
del tuo sguardo mi era noto.
E quando hai pianto
non sono annegata
ma ho nuotato fino allo sfinimento
e ho toccato terra.
E tu mi chiedi chi sono?
Io adesso sono la sopravvivenza, amore mio!

(pag. 79)



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Raffaella Massari, nata a Lecce nel 1962, vive a Milano, è sposata e ha una figlia. Dopo gli studi in Legge ha diretto le pubbliche relazioni in una società milanese, successivamente è stata titolare di un suo studio immobiliare. Attualmente è iscritta alla facoltà di Lettere Moderne ed insegna in una scuola primaria. È autrice di testi di poesie, aforismi, racconti brevi e filastrocche per bambini. Le sue poesie hanno ricevuto diversi riconoscimenti. tra cui i Premi nei concorsi Liliana Segre 2018, I Territori 2018, Il Sublime 2018 (per la silloge All’Ombra della falesia) e il Premio Speciale Ossi di Seppia 2019 (per la silloge Dal libro mastro del distacco, qui incluso), premio Zeno 2019 (4^posto) e il Gran Premio Assoluto della Giuria Ossi di Seppia 2020. Poesie e aforismi pubblicate in antologie e riviste, tra cui l’Enciclopedia di poesia contemporanea Mario Luzi Vol. 6/2015 e Vol. 8/2018 (Ed. Fondazione Mario Luzi) e la rivista Euterpe n.27.

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