Suono e silenzio in “Amore a posteriori”, di Alessia Bronico

Alessia Bronico, Amore a posteriori – Canto a voce sola, Ensemble Ed., 2021, pref. di Nadia Terranova


Con una parola estremamente contenuta, governata, con un verso asciutto, breve, talora scarnificato e verticale, che veste tutta la raccolta, Alessia Bronico, in questo suo Amore a posteriori (Ensemble, 2021) pone in atto la trasposizione verbale di alcuni solchi che incidono o hanno inciso il suo essere.
Il bivio temporale è d’obbligo, ché anche il titolo orienta, con quel “a posteriori” verso una narrazione evolutasi, verso un tempo non statico. E il senso del transito, del passaggio, della storia personale viene introdotto anche dagli eserghi introduttivi («a chi ama ancora/ a chi sa incontrarsi» e «Vado nella direzione opposta:/ la vita») con quei lemmi di movimento, nello spazio e nel tempo: ancora, incontrarsi, vado. «tutto metafora di movimento» ( p. 15); «sono nuovamente in viaggio» (p. 16), scrive, per chiarire subito il contesto, Bronico nei primi testi..

Il campo della narrazione è marcato e dichiarato e si stende nei confini, percorsi e calpestati, dell’amore, dell’eros – che talora occhieggia la suo gemello eterozigote, il thanatos – e nei nefasti corollari di dolore, violenza, paura, «parole irriverenti»:

«: tutto si consuma nella inesorabile paura umana:// non ti amo/ ma ti amo/ è così che accade» (p. 37);
«mi chiedo quanto odio/ sia il tuo amore» (p. 74)

Il vortice emozionale, denso e scuro, lo «spavento delicato/ dell’amore incompiuto» convoca, in ogni caso una forte impronta “corporale”: sesso, seni, mani, corpo, labbra, carne ecc.
È un’attenzione quasi ossessiva, quella della tensione amore-disamore-odio-autoannullamento («suicid’io mio») da cui l’autrice cerca di allontanarsi a lungo vanamente. Quando ciò accade, parzialmente, l’approdo è un suono puro («un tocco di campane/ una voce») fino all’estremo del silenzio. Un silenzio talora doloroso di costrizione, di incomunicabilità, ma a volte, appunto, cercato, partecipato, premiante:

«il bianco sulla carta quando ti penso:// il mio silenzio» (p. 44);
«: arranca:// come silenzio/ tartaruga – prima – del mare» (p. 45);
«: siedo dietro ai tuoi occhi:// facciamo silenzio […]» (p. 54);
«accudisci il mio silenzio:// attraverso un ponte/ scorre un fiume» (p. 61);
«custodisco nel silenzio/ ogni cosa preziosa/ i tuoi occhi il  mio lamento» (p. 120).

a posteriori” pare quasi indicare lo scatto di coscienza che, pur al cospetto di segni già presenti, arriva dopo, tardi. Parallelamente il “tu”, disseminato nelle prime sezioni, si dirada, come a indicare la riappropriazione del sé e il sottotitolo lo certifica: «Canto a voce sola».
«Siamo la voce che conteniamo», si sentenzia nella Nota dell’Autore (p. 151) e tutta l’architettura dell’opera, oltre che necessario contenitore delle tematiche di ascolto e senso, è strumento, materia sonora («il suono tempio di natura»); oltre che specchio interiore è azione con implicazioni armoniche e ritmiche: quasi un “gesto attoriale”. L’elenco delle sezioni (talora di un solo testo) è una dichiarazione d’intenti, una partitura studiata nei dettagli: Parto sonoro (da1 a 4); Voce incarnata; Voce lattea; Voce scorticata; Voce risonante; Voce artiera; Voce originaria; Canto disfonico.

«Voglio dirti
che la parola è musica
prima della musica
dire
che ti ho amato
prima dell’amore»

(p. 102)

Nella penultima sezione, Voce originaria, si rappresenta un altro aspetto importante, il legame con la terra abruzzese. Infatti, è una sezione in dialetto, ma anche e ancor di più qui il suono è centrale, in doppia valenza, fonico-linguistica («questa lingua di terra») e tematica: «sindë li parolë,/ comë sonë l’amorë» [ascolta le parole/ come suona l’amore]; «dendrë a lu corë/ nu sonë/ si tu!» [dentro al cuore/ un suono/ sei tu!]; «mo të vascessë/ pë sëndì lu sonë, lu sonë chë si tu» [adesso ti bacerei/ per sentire il suono/ il suono che sei tu]; «të vuje fa sunà lu corë/ nu tocchë dë cambanë na vocë» [voglio farti suonare il cuore/ un tocco di campane/ una voce].

Amore a posteriori si chiude con una sezione-testo, Canto disfonico, strutturato (tre quartine libere e un distico) che contiene molti dei topoi dell’opera (silenzio, corporeità, amore) e che controcanta con le sue anafore («ci pensi mai …?») con il testo d’apertura Parto sonoro I, il più lungo della raccolta (tre stanze di sette versi liberi), anch’esso ritmato dall’evocazione anaforica «amico mio», che riecheggia anche nei testi successivi. Sono chiari, anche con queste ultime osservazioni, l’attentissimo governo architettonico e la precisa orchestrazione che Bronico sa mettere in atto, senza nulla sacrificare della densità autentica del dettato, in armonia con il pur rarefatto e sospeso tessuto versale.



Parto sonoro 2

amico mio
sono nuovamente in viaggio:
il convoglio è retta parallela al mare
l’avvocato si turba
delle mie letture di guerriglia e brigantaggio,
Michelina ha lo sguardo di cento soldati,
la fierezza di chi ama.

amico mio
ti scrivo una lettera di pace:
perché è la guerra delle guerre
non dire ti amo per eccesso di idealismo,
per timore della resa
e io sono estranea alle vittorie,
alle chiuse con trofeo.

sono dell’universo il tuono,
(amico mio)
dell’universo il suono.




da Voce incarnata

*
: non c’è menzogna più grande che dirsi sopravvissuti:

tu, poeta, rendi breve
il mio lungo dolore
io, devo perdonarmi
l’amore, tutto l’amore



*
: non voglio più che tu mi veda né che tu sia mia

sono un petalo leggerissimo
da soffiare via



da Voce lattea

*
: voglio pronunciare il tuo nome per intero:

scandire il suono
tutte le sillabe sulla lingua
musica in bocca – t’ingoio
ti chiamo ti pronuncio per
sospendere la fame irrimediabile



da Voce scorticata

*
la poesia è nelle cose insensate:

siamo ipotesi
da tenere in sospeso
tra la vita e il compimento



da Voce artiera

*
mi scopro silenzio
strada chiusa e sentiero
verde solo ai baci
che risalgono le gambe
edere infinite nodi tra le spine
e i petali ché mi cuci la bocca
mi asciughi la lingua
quando pronuncio il tuo nome
fiore



*
chiedo
– unicamente – all’amore

di trattenermi in vita


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