Poeti (di Torino) in 10 righe # 8: Valeria Rossella

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Valeria Rossella (Torino, 1953) è poetessa e traduttrice. Esordisce nel 1981 con Spartiti per il pifferaio di Hamelin, parabole, discanti e incanti (Genesi, Premio “Opera Prima” Biella). Pubblica, in versi, altri 4 volumi, gli ultimi dei quali sono Il luminaio (Crocetti, 2003) e La città di Kitež (Aragno, 2012). È, inoltre, musicofila, pianista e traduttrice di poeti polacchi: in particolare, ha tradotto il premio Nobel Czesław Miłosz, curando un’antologia delle sue liriche (La fodera del mondo, Piazzolla, 1996), la versione di Trattato poetico (Adelphi, 2011) e Vita di Chopin attraverso le lettere (Ed. Lindau, 2007, II Ed. 2017).
 
Poetessa appartata, dalla produzione misurata. Alla scrittura di Valeria Rossella è riconosciuta una grande attenzione e calibratura formale, in specie alla ricercata pulizia lessicale (“scrittura che tende all’esattezza, alla trasparenza, all’essenzialità”, G. Tesio; “poesia colta, ma allo stesso tempo delicata”, L. Fontanella). La sua poesia, ispirata da intima visionarietà, si è mossa nei chiaroscuri dei territori di confine, tra natura e leggenda, osservazione e introspezione, la versificazione consapevole e mobile, disargina i recinti lirico-elegiaci e della piana narratività.
 
 
Kitež
 
Apriti, porta dell’insonnia. Città
che appari rovesciata sul fondo del lago
non darmi pace nel tempo della veglia,
la tua luce latente mi sia guida.
Candele si accendono sui tigli
fra tetti e strade maculati. Vedo
aironi ed anatre svolare
da campanili e finestre, e mani frastagliate
offrire pasticcini su una tavola
stile Rinascimento. Dammi appuntamento
con creature che guizzano
dentro il tuo specchio sfigurante.
 
[…]
 
da La città di Kitež, Nino Aragno Editore, 2012
 
 
 
 
(Aiutami, Amore. Ancora questa volta.)
 
Aiutami, Amore. Ancora questa volta.
Perché la mia fronte non è immacolata
e la tua carne è luminosa
come la carne dell’Angelo
che nella lotta notturna mi ha sciancato
aiutami.
Lasciami sedere accanto a te. Offrimi
di quell’uva in cui macchiai le dita.
 
da Il luminaio, Crocetti Editore 2003
 
 

Solstizio d’inverno

In afflusso o deflusso l’acqua si chiude (acqua che illude):
un piano ellittico. Ellissi, eclissi di pianto.
Il moto retrogrado dell’incanto. Ludens.
Elusiva, allusiva neve
che refluisce tra i rami gravida di quell’altra – e tra le lame
(rilucono le forbici aperte, impervie e miti).
Neve che esclude, che occlude.
(Tra cespugli di rose e cotone emostatico).
Où sont les neiges d’antan? Feconde, incompiute.
Uova di neve. Per ricongiungersi al punto (alle punte).
Dischiude, dischioda. All’unisono, per moto contrario.
Neve ludens, luna ludens. Tangente-tagliente.
Et le ciseaux. Où sont? Uova di novilunio
novilunio ovilunio. Allunìo d’uova. E un pigolìo
di alfabeti etatete rosigmi enigmi
e le tue sillabe, dunque? “Amore mio.”
Et les ciseaux.
 
da Spartiti per il pifferaio di Hamelin, parabole, discanti e incanti (Genesi, 1981)



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