Limina # VII (fine). Cinque poesie di Adonis, Antonin Artaud, Aimé Césaire, Fernando Pessoa, Arsenij Tarkovskij

Stagione delle soste

I.

Il tempo è argilla e il cielo alghe. Che cosa fai?
Divento tuono, acqua e cose vive.
E quando le distanze si svuotano perfino dell’ombra?
Le riempio di occhi che indossano i quattro punti cardinali,
le riempio di fantasmi che escono dal volto e dai fianchi
che stillano sogno e memoria dagli alberi.
E quando questo mondo non ti è propizio?
Gioco con gli occhi poiché in esso si sdoppia il mondo
vedo due cieli
due terre.

Io soltanto,
rimango unico.
E quando non rimane per amica che la pietra?
Grido: o conchiglia, sono il tuo mollusco
E oriento le mie corna verso il sole

II.
Il mio corpo si libra sopra di me leggero come l’anima
pietra che mi rotola dentro
sorgente che mi attende;
addio, o pesante assenza, o marmo umano,
e che venga l’effimero passeggero,
il fiume e il suo volto,
il vento e i suoi figli,
che vengano le ali ricolme di nuvole.
………
………

di Adonis, in Libro delle metamorfosi e della migrazione nelle regioni del giorno e della notte, Traduzione di Fawzi Al Delmi, Mondadori, 2004, pagg. 107-108



La marea

Nel prolungamento infinito della marea
Udremo sotto le alberature che si gonfiano
Le viole dei cieli che riempiono le ombre
Del battito degli astri dilatati.

Il vento soffiando nella caverna adamantina
Dove vira il cristallo dell’albero delle madrepore
Farà girare sulla soglia intrisa dei nostri pori
L’inaspettato smalto di un altro firmamento.

Qui voglio piantare una penna viva
Che sui vostri volti scintillanti iscriva
Miraggi marini, il segno che vi rende
La libertà nei pascoli del mio sangue.

di Antonin Artaud, in Poesie della crudeltà (1913-1935), Traduzione e cura di Pasquale di Palmo, Stampa Alternativa, 2009, pag. 95


[…]
Parole?
Ah sì, parole!
Ragione, ti maledico, vento della sera.
Il tuo nome simbolico d’ordine?
A me ricorda la frusta.
Bellezza, io ti chiamo petizione della pietra.
Ma ecco il rauco contrabbando
del mio riso.
Ecco il mio tesoro di salnitro!
Siccome vi detestiamo1, voi e la vostra ragione, ci vantiamo della demenza precoce, della follia dirompente, del cannibalismo testardo.

Elenchiamo i nostri tesori:
la follia che ricorda
la follia che urla
la follia che vede
la follia che esplode.

E sapere il resto.

Che 2 più 2 fa 5
che la foresta miagola
che l’albero toglie i dolci dal fuoco
che il cielo ci liscia la barba
et cetera et cetera…

Chi e che cosa siamo? Meravigliosa domanda!
……….
……….

di Aimé Césaire, da Diario del ritorno al paese natale, Jaca Book, 2004, pag. 63
Traduzione di Graziano Benelli (su 1 vous haissons: variazione di A.R.)




Chi sogna di più?

Chi sogna di più, mi dirai —
Colui che vede il mondo convenuto
O chi si perse in sogni?

Che cosa è vero? Cosa sarà di più—
La bugia che c’è nella realtà
O la bugia che si trova nei sogni?

Chi è più distante dalla verità —
Chi vede la verità in ombra
O chi vede il sogno illuminato?

La persona che è un buon commensale, o questa?
Quella che si sente un estraneo nella festa?

di Alexander Search, alias Fernando Pessoa

traduzione A.R., 2016, da: in Poesia (Edição e tradução L. Freire), Assirio & Alvim, 1999, p. 115
Quem sonha mais?
Quem sonha mais, vais-me dizer — /Aquele que vê o mundo acertado/ Ou o que em sonhos se foi perder?// O que é verdadeiro? O que mais será —/ A mentira que há na realidade/ Ou a mentira que em sonhos está?// Quem está da verdade mais distanciado — / Aquele que em sombra vê a verdade/ Ou o que vê o sonho iluminado?// A pessoa que é um bom conviva, ou esta?/ A que se sente um estranho na festa?



* * *
E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l’altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un’onda dietro l’altra si frange sulla riva,
e sull’onda la stella, e l’uomo, e l’uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un’onda dietro l’altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono, e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie, e sulle ginocchia delle meraviglie
solo, come orfano, pongo me stesso,

solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo sulle ginocchia.

di Arsenij Tarkovskij, da Giornata d’inverno (1971-1979) in Poesie scelte, a cura di Gario Zappi, Scheiwiller, 1989, pag. 63

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