da “La rosa dell’alchimia” di Adonis

da: Adonis, Libro della metamorfosi e della migrazione nelle regioni del giorno e della notte, Mondadori, 2004, traduzione di Fawzi al Delmi


Albero del giorno e della notte

Prima che il giorno giunga arrivo
prima che si domandi del sole illumino
vengono glia alberi, mi rincorrono, e nella mia ombra camminano le corolle
poi sul mio volto le chimere costruiscono
isole e castelli di silenzio con porte che le parole ignorano
la notte amica s’illumina e nel mio letto
i giorni dimenticano se stessi
poi, mentre le sorgenti cadono sul mio petto,
allentano i bottoni e si addormentano,
risveglio l’acqua e gli specchi, lustro
come loro la pagina della visione e dormo.


Albero d’Oriente

Divenni lo specchio:
riflettei ogni cosa
mutai nel tuo fuoco il rito dell’acqua e delle piante
mutai forma alla voce e al richiamo.

Cominciai a vederti duplice:
tu e queste perle che nuotano nei miei occhi.
Io e l’acqua diventammo amanti:
e in me si genera l’acqua.
Io e l’acqua diventammo gemelli



Albero del fuoco

Una famiglia di foglie d’albero
siede vicino alla sorgente
ferisce la terra delle lacrime
legge all’acqua il libro del fuoco.

La mia famiglia non ha atteso il mio arrivo
se n’è andata
non vi è fuoco né tracce.



Albero del mattino

Vienimi incontro, o mattina, nel nostro campo disperato,
nel cammino verso il nostro campo disperato.
Alberi secchi, quanto abbiamo promesso
di rimanere coricati, fanciulli, alla loro secca ombra.

Vienimi incontro, hai visto i rami, udito il richiamo dei rami
che hanno lasciato la loro linfa come parole?

Parole che attirano gli occhi
parole che fendono le pietre.

Vienimi incontro, incontro…
come se ci fossimo già incontrati, tessuta l’oscurità,
l’abbiamo indossata, e giunti, abbiamo bussato alla sua porta,
sollevato la tenda e aperto le finestre,
ci siamo messi in un angolo, in fondo ai suoi tronchi
e alle palpebre abbiamo chiesto soccorso, versando
l’anfora del sogno e delle lacrime
come se fossimo rimasti
nel paese dei rami, abbiamo perso il cammino del ritorno.


Albero delle ciglia

…e quando mi arresi all’isola delle palpebre
ospite delle conchiglie e delle giare,
vidi che il destino era un’anfora
che raccoglie acque e scintille
e lascia che l’uomo sia
leggenda o fiamma di un mito.

Fui portato sui rami
in una bianca foresta incantata
il cui giorno consacrato alla follia
era la mia città, e la notte alcova.

(pagg. 11-19)


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