Parole sulla poesia: consigli dell’ultimo www.enerdì del mese # 4/2021

interventi, saggi, recensioni, attualità e memorie dal web
la poesia non sia mulinello di leggi-e-getta

Ho cercato, in questo ultimo mese, di puntare il radar su lavori recenti, ma riguardanti autori o argomenti che hanno operato negli ultimi decenni del Novecento, o a partire da essi. Il progressivo aumento di titoli di poesia pubblicati (si parla di un migliaio all’anno, nell’ultimo biennio) destina sempre più, ma sempre più superficiali attenzioni agli ultimi arrivati (non inganni il numero di recensioni o mere esposizioni). Un libro, anche di valore, invecchia in due-tre anni, raccoglie la maggior parte delle attenzioni e recensioni nei primi mesi, poi il metaforico scaffale lo inghiotte e manca il tempo di riesumarlo a fronte dei nuovi arrivati. La dico semplice e con didascalica approssimazione. Ma c’è una cerniera di tempo delicato, tra l’attualità e la memoria, nel quale il lettore del presente ha anche, secondo me, una qualche speciale responsabilità, un dovere di resistenza all’oblio precoce. Questo discorso forse avrebbe ancora più urgenza per mantenere in vista opere e autori di quella zona grigia tra il contemporaneo e un passato più recente, non ancora storicizzato (tutto – o quasi – è relativo e in fluire, comunque) o in odore di poterlo diventare. Ma questa volta ho esteso le osservazioni un po’ più indietro, dove in alcuni casi, per buona sorte, una sufficiente luce resta accesa…

Raffaele Floris, Rileggendo poesia. Remo Pagnanelli, su La pagina della cultura – Spazio letterario di International Web Post, , del 23 aprile 2021

“Dove vado io (?) e m’allontano, / piccolo niente acciarinoso, / (sopra il tempo rovinoso), / se non verso la compagnia / di altri acciarinosi nella notte, / nell’aria bassa e calda, / in realtà sapendo delle rapide, / ma anche della familiarità”. Remo Paganelli, affermava Gianni D’Elia, è stato poeta, soprattutto, di questo sentimento di sconfitta collettivo, patito di fronte all’anima della rovina singolare, senza organizzazione, solidarietà e sostegno visibili. (POESIA, n. 29/anno III, maggio 1990). Infatti, proseguiva D’Elia…leggi tutto

Alessandro Canzian, Speciale Alberto Toni: sulla necessità dell’eleganza, su Laboratori Poesia del 7 aprile 2021

[…] Alberto Toni in questo è stato un grande studioso del linguaggio, capace di attingere al passato e di riproporne un certo classicismo, ma osservando la vita presente. Un verso mai nato per caso e mai affilato senza un motivo. Un susseguirsi di sillabe che volevano riassumere il tutto in poche parole. Alberto Toni è nato ed è cresciuto come poeta con una grandissima convinzione: che la poesia debba essere rigorosa, e tale rigore in lui è divenuto eleganza…leggi tutto


Luciano Pagano, Tutte le poesie di Salvatore Toma per la prima volta raccolte in volume. Anteprima editoriale, su Poesia del nostro tempo, 24 aprile 2020

Il volume Poesie (1970-1983) di Salvatore Toma (Musicaos 2020, a cura di Luciano Pagano, con interventi di Benedetta Maria Ala, Lorenzo Antonazzo, Annalucia Cudazzo, Simone Giorgio), giunge a primo completamento di un percorso editoriale delle edizioni Musicaos incominciato nel novembre del 2018, con la pubblicazione delle Poesie di Claudia Ruggeri (a cura di Annalucia Cudazzo). Benedetta Maria Ala […] affronta il tema complessivo dell’opera poetica di Toma, mettendo in evidenza i passaggi fondamentali della sua produzione; nella puntuale nota biografica si ricostruiscono i dettagli di una vicenda in cui sono evidenti i collegamenti tra vissuto privato e vissuto sociale del poeta, nutriti dalla visione etica e insieme poetica dell’autore…leggi tutto

Luigi Socci, Sulle “Poesie scelte (1953-2010)” di Luigi Di Ruscio, su Le parole e le cose, 25 febbraio 2021

È passata ormai una ventina d’anni (lustro più, lustro meno) da quando alcuni dei maggiori editori italiani tentarono, con furore millenarista (ed alterne vicende e fortune), di fare il punto sul “canone” del nostro secondo ‘900 poetico. […] dopo vent’anni, e forse proprio in virtù di questo stigma d’irregolarità per eccellenza, la figura del poeta marchigiano (Fermo, 1930-Oslo, 2011) riemerge con costante regolarità, fuori dai giochi fatti delle classificazioni e delle tendenze presunte, conquistando nuove generazioni di lettori scarsamente interessati alle validazioni accademiche ma affascinati, invece, dalla personalità anomala e non conforme…leggi tutto

Gabriella Cinti, Tarocchi e labirinti: il gioco ontologico di Emilio Villa, su Le parole e le cose, 18 marzo 2021

…occorre rilevare sin da subito come il viaggio villiano sia caratterizzato dalla dimensione dell’Enigma, interrogato e declinato nelle forme di un ludus del tutto speciale nei Tarocchi e in quelle erratiche mitico-archeologiche (nel senso letterale del termine) dei Labirinti. […] Villa tende a ribaltare continuamente i confini di ragione e delirio, voce e scrittura, coscienza e avventura intellettuale, sacro e desacralizzazione,  engagement e ludus, fino a sconfinare spesso nel comico e nel grottesco. Pertanto compare come centrale in queste due opere la dimensione del “gioco”…leggi tutto


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...