Poeti (di Torino) in 10 righe # 28: Maria Luisa Spaziani

Foto d’archivio di Alfredo Rienzi, Prato, Teatro Metastasio, 5 giugno 1992

[Visualizza altri POETI (DI TORINO) IN 10 RIGHE]

Con il contributo critico di Franco Trinchero:

Maria Luisa Spaziani è nata nel 1924 a Torino, dove si laurea in Lingue con una tesi su Proust, conosce E. Zolla, che sposa nel 1958, e nel 1949, al teatro Carignano, conosce Montale, cui fu legata da un lungo sodalizio. Ha pubblicato una ventina di raccolte di poesie, tra cui: Le acque del Sabato, 1954; Utilità della memoria, 1966; Transito con catene, 1977; La stella del libero arbitrio, 1986; Giovanna d’Arco, 1990; Torri di vedetta,1992; I fasti dell’ortica, 1996; La radice del mare, 1999; La traversata dell’oasi, 2002; Poesie dalla mano sinistra, 2002; La luna è già alta, 2006. Nel 2011 è stata pubblicata l’antologia Poesie (1954-2006) a cura di P. Lagazzi e G. Pontiggia. Importanti gli studi di letteratura francese e le traduzioni. Nel 1982, a Roma, fonda il “Centro Internazionale Eugenio Montale”, che promuove il Premio omonimo. E’ mancata a Roma, nel 2014.


Maria Luisa Spaziani è stata probabilmente l’unico poeta italiano del ‘900 a fare poesia di ogni sfera dell’esperienza in una (sue parole) “intersezione di orizzontale e verticale “: con uno sguardo “femminile” e quindi “periferico”, inopinato, alle cose, agli eventi, ai sentimenti, capace di rinvenirvi una trascendenza, o un’unità tra le cose più lontane. Nel solco della grande lezione di Baudelaire, ma deversata in un’eloquenza cordiale e conversevole, dove hanno aria di naturalezza anche la metrica rigorosa e composita e il lessico sempre sorvegliato. (Franco Trinchero)




Luna d’inverno

Luna d’inverno che dal melograno
per i vetri di casa filtri lenta
sui miei sonni veloci di ladro
sempre inseguito e sempre per partire.
Come un velo di lacrime t’appanna
e presto l’ora suonerà…
                                               Lontano
oltre le nostre sponde, oltre le magre
stagioni che con moto di marea
mortalmente stancandoci ci esaltano
e ci umiliano, poi splenderai lieta
tu, insegna d’oro all’ultima locanda
lampada sopra il desco incorruttibile
al cui chiarore ad uno ad uno
i visi in cerchio rivedrò che un turbine
vuoto e crudele mi cancella.

(da Le acque del sabato, Mondadori, 1954)


* * *
Quella sera, quel negro che vedemmo
in un night-club di Brooklyn e che diceva
io sono siciliano tra sghignazzi
di turchi e filippini, mi è fratello
stasera che un cobalto tenebroso
svegliano le lampare su dai fondi
del mare di Ganzirri. Quale storia,
quali fuggenti amori, quale persa
giovinezza quel negro salutava
nei suoi ricordi d’ubriaco? Un filo
tenue ma resistente lo legava
in quell’attimo a me, non lo sapevo
io tuttavia, e ancora nel futuro
d’allora si stagliavano non viste
le falene che adesso maggio accende
sulla striscia del Faro. Così avviene
di scoprire a ritroso questa vita
guardandoci alle spalle, e le Cassandre
soltanto ora salutiamo, e quelle
che tessevano al buio, indisturbate
dalla nostra incoscienza.

(da L’occhio del ciclone, Mondadori, 1970)



* * *
A Montale
il 12 settembre 1981

Tu ti cancelli e subito in altre forme ti annunci,
falsetto sapienziale di nebbia allegra,
antica palma adolescente, tremula
in un bemolle di acque strane.

La tua scomparsa è scandalo, è messaggio
che sconvolge interiori meridiani,
coinvolge il futuro e trascina
pitòsfori, bufere, termitai –

Potrà mai dileguarsi il tuo passo
per chi eredita quegli impervi segreti?
Il meglio della seppia è l’osso.
Il resto è per i cuochi.

(da La stella del libero arbitrio, Mondadori,1986)


* * *
Nei miei vent’anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s’invertisse.
Un salice d’argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.

Nessuno dice mai quant’è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.

(da La traversata dell’oasi. Poesie d’amore 1998-2001, Mondadori, 2002)



* * *
Vorrei sentire la tua mano fresca
sulla fronte che brucia. Così scende
sopra i roseti esausti la rugiada.
Così sboccia la luna nel buio.

Aiutami ad amarti, ad inventarti
nelle tue assenze. La mia fantasia
è comunque un tuo dono, un chiaro alibi
in questo mondo senza altrove.

(da Pallottoliere celeste, Mondadori, 2019, raccolta di poesie postuma)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...