Daria Menicanti: piccola antologia da “Il concerto del grillo” – Parte I.

Immagine da: Daria Menicanti, Altri amici, Forum/Quinta generazione, dettaglio di copertina

Daria Menicanti, Il concerto del grillo. L’opera poetica completa con tutte le poesie inedite, a cura di B. Bonghi, F. Minazzi e S. Raffo, Edizioni Mimesis – Centro Internazionale Insubrico, 2013


da CITTA’ COME (1964)

Il lago

Conchiuso tuttavia come un anello,
calmo, compiutamente
perfetto, sé riassume dentro sé.

E non linee di fuga,
non assenze socchiude il suo orizzonte,
non impronte
conserva la liquida lama,
ma estraneo ad ogni mutazione
onda per onda si ripete
identico eternamente
come un dio che si pensa,
come un capolavoro
che in perpetuo si inventa.

E nella sua ventura
di morte interdetta
con facile sano respiro
beatamente mi ritrovo.

Miage 1959



Cookoo-Berry

Sopra il ramo di salice l’uccello
tutto capo, l’uccello mangiatore
di serpenti, appiattato dietro il vetro,
appeso alla parete, aspetta invano
il cibo degno: la splendida striscia
rossa e nera, la morte abbrividente,
il senza pace vivente veleno.

marzo 1961



Vento

Ferma non resta un’erba:
s’inseguono a furia i giornali
sulle punte dei piedi
correndo l’orlo dei selciati.
L’aria viva è un’ondata
ben tesa che va.
Acerba mi assedia le spalle
mi preme le reni. Suasiva
mi sfida parole di fuga,
mi tira sugli occhi una frusta
d’irata capelli
e, mentre resisto, mi parte d’un tratto
la mia tavolata
di fogli ribelli
plaudendo a chissà.

giugno 1961


da UN NERO D’OMBRA (1969)

Sogno

Dal porto grigio e tenero di nebbia
con soavi lentezze bastimenti
uscivano infiniti – e su una tolda
qualcuno mi garriva salutando
pur me pur me coi cenni, con la mano.
L’angoscia di quel vivo fazzoletto
nella sua chiusa palma!
Fitto mi stette subito il coltello
dell’abbandono:
ero dunque la terra
da cui si strappa l’albero infelice.
Ero colei che infine si diserta
dopo infinita guerra.
                         E dolevo di lui selvaggiamente
per ogni sua radice.

febbraio-marzo 1963



Paride

Tra tutti quanti gli uomini, di questo
appunto mi dovevo innamorare:
bello e dappoco.
L’anima codarda
sento tremargli per tutta la pelle
e solo pensieri di fuga
vagheggia veloci e l’eterna
irresponsabilità.
Spacciatore d’oroscopo e chimere
questo mi fece Amore, un dio nemico,
che bello me lo rese e senza pace
desiderabile.

settembre 1964



Estiva
Ogni sera le madri dai balconi
chiamano i figli con urli soavi.
Cadono i nomi gridati nel buio
come stelle fi lanti. Ad uno ad uno
tornano con le bluse a quadrettini
le gonnellette alte una spanna i teneri
re,
le regine.

ottobre 1965



Ambulante

Vendeva da un canestro forme aeree
gentili: l’estro della danza, il suono,
l’odore delle cose nuove e voci
care perdute e il seme dei colori.

A me offrì la memoria: – arte lontana,
arte ricca – diceva. Io volli l’altra
che fa dimenticare.

febbraio 1965



Epigramma per i morti

Non è l’assenza di voi, non è tanto
la nostra amputazione che ci duole
quanto il ricordo delle cose dette
e fatte
o non fatte
o non dette.

giugno 1966


da POESIE PER UN PASSANTE (1978)

L’amore (non) è eterno

Non può durare. Certo non durerà.
Si attacca l’amore smaniando
al tuo corpo bruciante e corre ad altre,
eterno solo in questa sua vicenda.
Il resto che si dice è peste e corna
di poveri poeti



Ancora un lago

Vasto aperto lucente di luna
tremante di luna fra un’ira
nera di canne vigorose, lunga
languida occhiata d’autunno morente,
ancora un lago. Ci passiamo accanto
con ruote carezzevoli sul trito
di ghiaia crepitante. Aguzza intensa
come una spina la felicità
mi duole mentre guardo tra una notte
d’arbusti ciechi quella luce bianca
di lampo senza voce senza guerra
caduto



Il turno

Ha così breve vita tutto quello
che c’innamora, mio diletto Santo
d’Ippona. E – d’accordo – la vita
ci sfoglia in poco più
in po’ meno di un’ora.
Ci sfiora ronzando
e passa a un altro


da ALTRI AMICI (1986)

Felini

La lunga tigre lucente, il leopardo fiorito
– la guardinga, la silenziosa grazia –
tuttora ci minacciano
ma della loro scomparsa



Ragno

Sulle altissime gambe oggi è un amico
mattiniero amoroso che arriva.
     Giù lungo la veloce parete
cala a piombo e si arresta
sull’orlo della vasca dai beati
balsami dei sali drogato.
     Con neri occhi di perla contempla
il bel mare ricciuto
che di sotto festeggia. Là si assesta
di là aspira con avido fiuto
dimenticando il geometrico barare
dell’impalpabile trappola ancorata
sù all’angolo tra il muro e l’altro muro.
     Oggi l’ebbrezza oggi
i vapori danzanti. Per tutto
il resto – sequestri vampirismo
inganni – oggi riposo



La festa del grillo

Questo me l’han portato dal Galluzzo.
È d’uso nelle belle serenate
dell’Ascensione depredare i campi
fare gabbie di grilli.
Entro ciascuna
trema la piccola cosa acclamante
di stelle e luna
fino alla sua sorte.
Ma il mio. Lo lascio sulla via Marcello:
– Caro, l’avverto, ti contenterai
di un povero giardino di città. –
E gli apro la guardiola. Io non ignoro
quanto amino la libertà i poeti



Il capriolo

Al capriolo nato nello zoo
già frugano la fronte
due caldi germogli di corno.
Rôso e impaziente nel recinto solo
avventa contro i tronchi
quella sua testa acerba di profeta
di satiro innocente.
Per esso, per le sue liti selvagge
vedo cieli in disordine di marzo
nuvole nere e calde.
Piovere sento
sciogliersi la neve
sommessamente tra i fili dell’erba.

febbraio 1963

















1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...