“A oriente di qualsiasi origine”, di Annalisa Rodeghiero: una nota di Adriana Tasin

Annalisa Rodeghiero, A oriente di qualsiasi origine – Arcipelago itaca, 2021 – Prefazione di Massimo Morasso

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Ciò che maggiormente colpisce nella scrittura di Annalisa Rodeghiero è la capacità di farsi diapason e mettere in dialogo – creando un profondo accordo – lo stato d’animo interiore con tutto ciò che lo circonda. La natura risponde in maniera grandiosa a questa chiamata.
Eppure: «Servono secoli d’intesa a benedire/ il sincronico fiorire dei roseti».
Quando leggiamo i suoi versi, indubbiamente siamo sull’Altopiano di Asiago «Ciò che non riesco a nominare è qui», in mezzo al bosco, portati dentro dalle sue parole, dove  «Beata si adagia l’abetaia attorno», siamo sotto la neve, anche se in quel momento viaggiamo sulla metro, «perché c’era la neve anche se non c’era».
Il titolo di questa sua ultima raccolta – A oriente di qualsiasi origine – apre fin da subito uno scenario che, come nel gioco degli specchi – «Specchi scuri, grani d’azzurro» – sposta continuamente lo sguardo in profondità replicandosi all’infinito. Qual è la vera origine allora? E soprattutto, ci chiediamo: Esiste? «Trovare un varco al vero era l’intento».
L’origine esiste da prima della nascita del Sole, dell’alba. Prima, prima. «Noi, dentro questo ottobre spento/ non saremo che l’ombra che ci precede il passo.» Perché ci sono delle cose che sempre ci precedono e forse passiamo la vita a cercarle, a inseguirle, in un interminabile sogno, «gorgo inquieto», corsa e rincorsa attorno a noi stessi. Il confine dell’uscita del buio dalla notte è incerto, la luce fa scoprire qualcosa.
«Ma non sia troppa la luce – che serve/ serve distanza tra ciò che siamo e il sogno», «nella notte più lunga – squarcio, lanterna».
Ma proprio quella che parrebbe una sconfitta, la mancata realizzazione di un sogno, per un soffio, «Tempo irrealizzato»”, ecco che si ribalta perché «La promessa prima, verrà conservata».
La ricerca diventa essa stessa vita. «Forse un’idea di felicità sempre distante». E allora possiamo persino fare un passo indietro per cercare ciò che ci precedeva, cadere nel tempo, prima della nostra stessa nascita, nello stesso luogo da cui tutto ha avuto principio, «Saldi alla radice i sogni assolti» «Quando torneremo/nel nulla, nel tutto – che siamo.»



Su A oriente di qualsiasi origine leggi anche:
Trarre luce dall’ombra, di Nazario Pardini, in Alla volta di Leucade, 2 agosto 2021

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